mercoledì 24 dicembre 2008

credi in Babbo Natale?

...perchè, come dice la canzone, hai il Natale che ti meriti.
Se non ci credi, avrai un Natale disincantato, forse pieno di regali, ma non d'amore.
Scegliamo di credere ancora in Babbo Natale, cioè nei sogni, nell'immaginazione, nell'impulso a cambiare il mondo. E così il Natale, e la vita, saranno ricolmi di senso.

Tanti auguri a tutti per un sereno Natale e uno splendido 2009!


(I believe in Father Christmas, performed by U2, Greg Lakes' cover)

venerdì 19 dicembre 2008

tecnica e cuore

... ma come sappiamo la tecnica non é tutto, anzi é la parte minore. Importante, certo, necessaria, ma non sufficiente.

Galileo non diresse il suo nuovo e scintillante strumento tecnico - il telescopio - verso le navi nemiche, come ci si sarebbe aspettati. Lo diresse verso il cielo ...

... e da quel gesto, da quell'intuizione, dal suo cuore, si puó dire, nacque la modernitá!

giovedì 18 dicembre 2008

tecniche creative

Vi accennavo al progetto Create, a cui ho lavorato per un anno tra il 2003 e il 2004. La metodologia per lo sviluppo creativo verso l'innovazione è stata realizzata dopo un'analisi comparativa di oltre 200 tecniche e di 16 metodologie sviluppate dai principali autori di creatività (De Bono, Jaoui, Foster e Kaplan, ...) ed in seguito é stata proposta e testata in diverse imprese europee. Può essere usata ad esempio nei processi di pianificazione strategica, sviluppo di nuovo prodotto, soddisfazione dei clienti, ed in generale nelle situazioni in cui si é alla ricerca di soluzioni creative. Si basa su 5 fasi principali:

1 - predisposizione


La fase di predisposizione interessa la creazione di quelle circostanze essenziali nell'organizzazione che sono il passo preliminare per lo sviluppo della creatività: il clima aziendale, lo stile di leadership, la cultura organizzativa e del sistema. Inoltre, questa fase interessa anche la definizione degli obiettivi del business, l'allocazione delle risorse, l'organizzazione dei seminari e corsi di formazione sulle tecniche creative e la scelta di tutors per il processo di innovazione. Infine, in questa fase si va a definire il gruppo di lavoro per la realizzazione delle sessioni.


2 - mappatura esterna


In questa fase sono incluse una serie di attività che cercano di collegare le idee con l'ambiente esterno all'azienda, l'identificazione di nuovi e latenti bisogni, l'utilizzo di talenti, di nuove opportunità ed abilità. In questa fase viene considerato anche lo studio delle strategie dei competitors, sia ai margini sia al centro del proprio settore. Inoltre, nella mappatura esterna, è inclusa la valutazione delle implicazioni economiche dei possibili cambiamenti del mercato, così come dei prezzi, dei profitti, della distribuzione del capitale umano e della possibilità di creare valore all'interno del settore in cui si trova l'azienda.


3 - mappatura interna


La fase di mappatura interna interessa l'identificazione e la valutazione di tutte le risorse aziendali, al fine di promuovere lo sviluppo di un nuovo business attraverso lo sfruttamento del proprio potenziale aziendale. La mappatura interna include anche uno studio interno per l'identificazione dei malfunzionamenti, dei processi e dei prodotti che possono essere migliorati.


4 - generazione idee


Questa fase interessa la generazione vera e propria delle idee, che potrebbe avvenire sia a livello individuale sia a livello di gruppo, sempre che tutte le persone condividano il fatto che la soluzione migliore sia composta dalla combinazione di contributi apportati da parte di tutte le persone.

5 - valutazione


La fase di valutazione consiste nella selezione delle migliori idee in accordo con i criteri di giudizio interni all'azienda.



228 tecniche creative sono state mappate e classificate all'interno di questa metodologia. Date un'occhiata sul sito.

venerdì 12 dicembre 2008

creativity and innovation - european year 2009

Mi sembra un bel segnale che l'anno europeo 2009 sará dedicato alla creativitá e all'innovazione. Di questi tempi, mi sembra un bel segnale.

Perché l'atteggiamento classico, intuitivo, di fronte alla crisi é ... tagliare. Innanzitutto i costi, per cui stop alle spese di viaggio se non strettamente necessarie, usare strumenti quali video-conference, e-mail e l'ancora attuale telefono, bloccare tutte le assunzioni, calare il costo industriale del prodotto del 10%, e cosí via. E poi certi investimenti possono essere messi in stand-by, per il momento fermati, magari li riprenderemo piú avanti, magari slitteranno e basta, ma nel dubbio fermiamoli. Quanti stanno vivendo una situazione simile? Tanti immagino...

Invece, in questi tempi, si puó anche investire. In creativitá ed innovazione, convinti del ritorno di questi investimenti sul lungo periodo. Perché magari adesso soffriremo, sputeremo pallini, peró stiamo costruendo il nostro futuro. E' un atteggiamento contro-intuitivo, e chi lo sta perseguendo (politici, imprenditori, manager, ecc.) é da considerarsi illuminato.

E allora ben venga il segnale dato dalla Commissione Europea. Per lo meno é un segnale. E' mettere in agenda parole come ... (prendo e traduco dalla pagina Goals of the year del sito ufficiale del Creativity and Innovation European Year 2009) ...

auto-espressione arte diversitá creativitá innovazione informazione comunicazione tecnologie matematiche scienze mindset processi imprenditorialitá prosperitá sviluppo sostenibilitá regionale locale design estetica privato pubblico

A proposito di creativitá, vi segnalo il sito del progetto europeo a cui ho preso parte come ricercatore presso l'Universitá di Udine nel 2003-2004... é il progetto Create, vi segnalo il sito perché vi trovate un handbook sulla metodologia sviluppata, contenente uno studio sul processo e un censimento, una classificazione e una descrizione di ben 228 tecniche creative a supporto. Magari nei prossimi giorni gli dedico un post piú approfondito.

Per ora, accogliamo con entusiasmo il segnale lanciato dalla Commissione Europea.

martedì 9 dicembre 2008

stay tuned

Mi scuso con chi segue ComplessaMente.
E' da un bel po' che non riesco a scrivere.
Agli impegni di lavoro si unisce la ricerca e la scrittura per il prossimo libro. Come avevo giá anticipato a qualcuno, sará un libro dedicato all'auto-organizzazione emergente dal basso.
Secondo il premio Nobel Philip Anderson, il mistero piú affascinante della scienza.
E in effetti si fa un viaggio tra laser, strutture dissipative, reazioni chimiche, il DNA, stormi di uccelli, colonie di formiche, eco-sistemi simulati al computer, Wikipedia, e molto altro ancora. Fino ad arrivare a modelli organizzativi innovativi, che promettono di rivoluzionare la nostra concezione delle imprese.
Stay tuned...

mercoledì 26 novembre 2008

leadership agile nella complessitá

Ho conosciuto il generale Fernando Giancotti al convegno Progetti e complessitá 2008, dove entrambi eravamo ospitati come relatori. Sono rimasto davvero colpito dal suo carisma e dal suo modo di porsi, oltre che naturalmente dalle sue competenze. Ci siamo accorti, come anche con gli altri relatori presenti, che pur provenendo da percorsi completamente diversi, la ricerca che portiamo avanti da diversi anni ci sta portando verso risultati simili.


Il generale ha volato per migliaia di ore e al momento é capo del Primo Reparto dello Stato Maggiore dell’Aeronautica, Ordinamento e Personale. É autore del libro, recentemente edito da Guerini, Leadership agile nella complessitá. Sottotitolo: Organizzazioni, stormi da combattimento.

Lo sto leggendo, mi sta affascinando, non posso che consigliarlo. Ma ci ritorneró sopra con maggior calma, gli dedicheró un post non appena lo avró terminato. Per il momento lascio la parola alla presentazione che ne fa l'autore stesso, riportando in home page il commento lasciato al mio precedente post. Con l'entusiasmo di un cammino convergente... (citando la dedica autografata che mi ha fatto).

Caro Luca,

molto volentieri visito questo tuo "nodo della rete", che mi sorprende, come mi ha sorpreso e affascinato il convegno di Milano su P.M. e Complessità.

Sorpresa è perché quando ho cominciato a ricercare nelle corrispondenze tra la nuova scienza della complessità e del caos e i sistemi organizzativi ho nell'intimo dubitato di me stesso. Vedere gente del livello tuo e degli altri convergere tanto consapevolmente è stata una bella sorpresa. Come vedere il coraggio che tu hai ben descritto, da parte di organizzatori, ricercatori e partecipanti al convegno.

Per me, che inizio il mio libro con una nota critica sulla cultura organizzativa del Bel Paese, è stata bello e consolante. Il libro che mi hai chiesto di presentare, "Leadership agile nella complessità - Organizzazioni, Stormi da Combattimento", Giancotti & Shaharabani, Edizioni Guerini, descrive un percorso emergente da esperienze e direzioni molto diverse da tutte quelle dei partecipanti, ma straordinariamente convergenti.

L'enfasi che pone, attraverso prospettive multidisciplinari (antropologica, storica, della complessità e dell'esperienza operativa) è tuttavia sulla relazione di leadership come "attrattore" dei sistemi complessi umani, l'elemento massimamente influente su di essi.

L'intendimento è di dare strumenti concettuali e pratici per confrontarsi con processi complessi, ove la logica lineare positivista che ancora tanto ci condiziona funziona male.

Io sto lavorando concretamente con queste strategie da qualche tempo ormai e mi sono convinto che funzionano. Aiutano anche a vivere meglio e sono applicabili all'umanità come alla vita del singolo.

Sul libro si parla di casi concreti, per chi ha voglia di giudicare personalmente. Comunque, ora mi sento in buona compagnia. Complimenti per il tuo, di coraggio intellettuale, e per il tuo lavoro. A risentirci.


Fernando Giancotti

domenica 23 novembre 2008

progettare una nuova via

L'evento Progetti e Complessità 2008 tenutosi a Milano lo scorso venerdì 21 novembre 2008 è stato uno di quei momenti che lasciano il segno, perchè lasciano intravvedere una via. Aprono una porta, ti trascinano e ti invitano a metterti in discussione.

Perchè forse, ti dici, gli approcci e gli strumenti che uso tutti i giorni come project manager, si chiamino WBS, project charter o diagramma di Gantt, forse non sono sempre adeguati. E proprio da questa sensazione provata da chi è ogni giorno sul campo è nata questa ricerca all'interno del PMI-NIC, grazie al coraggio di Walter Ginevri e al mentoring di Francesco Varanini.

Coraggio, certo. Perchè se mettete su google project management and complexity trovate un po' di materiale, ma principalmente la complessità è intesa nella sua accezione di complicatezza, rimandando alla linearità delle pieghe di un foglio e non all'intreccio non lineare di persone, relazioni, connessioni, mondi. Se infatti si mette project management and complex systems si trova molto meno. Alla fine, si capisce che, sul tema, nella letteratura mondiale c'è davvero poco, quasi niente. E quindi ci vuole coraggio per iniziare questo cammino.

Ci vuole coraggio soprattutto perchè è molto più comoda la prevedibilità, l'illusione di sicurezza della linearità. E' quello che vorremmo, sarebbe tutto molto più facile. E' quello che si aspettano i nostri collaboratori: che si prendano decisioni, rapidamente, senza ripensamenti, perchè se no che manager sei...!!!! E' quello che vorremmo, però, se ci guardiamo bene dentro, non possiamo che ammettere a noi stessi che è una vana illusione. Davvero il progetto è (solo) una somma di attività? Davvero è possibile pianificare e poi rispettare il piano iniziale? Davvero il tempo è solo una sequenza lineare di attività governate da rapporto deterministico FINE-INIZIO?

Certo, gli strumenti che abbiamo sono indispensabili. Altrimenti non ci capiremmo proprio niente. Quindi, sia lode alla WBS, al project charter, al Gantt! Però.

Però, quando l'inaspettato si realizza, quando il Tesoro delle possibilità ci sorprende una volta di più, quando dopo la continuità si presenta improvvisa la discontinuità, è il momento di integrare gli strumenti lineari, deterministici, con approcci e strumenti ispirati alla complessità. Ad esempio che il project charter sia emergente dai diversi mondi degli stakeholders. Oppure che le emergenze siano monitorate in un diagramma. O ancora che la narrazione riconduca ad unità. E così via.

Sono solo primi semi del bagaglio che accompagnerà sempre di più il viaggio di ogni project manager. Primi semi emergenti dal basso, da un gruppo di pm coraggiosi e appassionati. Lasciano intravvedere una via. Adesso, mettiamoci in viaggio, nuovamente, che tanto lo sappiamo che il viaggio non finisce mai.

mercoledì 19 novembre 2008

agenda complessa

Un paio di appuntamenti...

Venerdí 21 novembre a Milano l'evento Progetti e complessitá 2008, per una riflessione su project management e complessitá. Saró tra i relatori, insieme a Gianluca Bocchi, Alberto F. De Toni e Fernando Giancotti.

Lunedí 1 dicembre a Napoli, alle ore 11 presso l'Aula Magna dell'Universitá degli Studi Suor Orsola Benincasa, conferimento della laurea magistrale Honoris Causa in Scienze dell'Educazione a Edgar Morin. La lectio di Morin si intitolerá: I sette saperi per un'educazione al futuro.

venerdì 14 novembre 2008

leonardo e l'expo

Stamattina sentivo alla radio l'Assessore alla Cultura del Comune di Milano che dichiarava che il modello per l'Expo 2015 sará Leonardo Da Vinci, in quanto sintesi tra la cultura umanistica e scientifica.
Mi sembra una gran bella dichiarazione di intenti.
Per colmare il divario tra le due culture, segnalato giá nel 1959 da Charles Snow.
Ricordarsi, peró, che oggi Leonardo é la rete, é disperso, é molti. Emerge dal basso. Se questo sará il Leonardo che fará da modello, ne guadagnerá l'intero sistema Paese.

mercoledì 5 novembre 2008

michael crichton

E' mancato oggi Michael Crichton, autore tra gli altri del best seller Jurassic Park del 1990.
Altre volte ho qui ricordato scienziati della complessità (ad esempio Edward Lorenz, scomparso anch' egli quest' anno). In questo caso ricordo un amante della teoria della complessità, soprattutto affascinato dall'idea dell'orlo del caos.
Nella prefazione del suo libro Il mondo perduto cita questo passo sull'orlo del caos di Ian Malcolm, immaginario studioso dell’Istituto di Santa Fe e protagonista del romanzo:

È una zona di conflitto e di scompiglio, dove il vecchio e il nuovo si scontrano in continuazione. Trovare il punto di equilibrio è una faccenda delicatissima: se un sistema vivente si avvicina troppo al margine, rischia di precipitare nell’incoerenza e nella dissoluzione; ma se si ritrae troppo diventa rigido, immoto, totalitario. Entrambe queste evenienze portano all’estinzione. L’eccessivo cambiamento è letale quanto l’eccessivo immobilismo. I sistemi complessi prosperano solo al margine del caos.

Ed ecco, nel film tratto dal suo Jurassic Park, come viene spiegato il caos...



E allora, che riposi in pace. O, se preferisce, in dinamico equilibrio all'orlo del caos.

martedì 4 novembre 2008

responsabile delle risorse umane, responsabile del cambiamento sistemico

Marta Brioschi, manager della Fandis, nel suo blog AAA 'People Manager' cercasi, scrive del ruolo del Responsabile delle Risorse Umane all’interno di organizzazioni chiamate a muoversi in scenari sempre piú complessi. Il suo post é ricco di stimoli.
Volendo sintetizzarlo, vengono individuate due principali dimensioni di azione (o, a volte, non-azione consapevole) per l’HR Manager. Sul piano individuale é necessario educare, nel senso etimologico del termine, cioé aiutare ogni collaboratore a riconoscere in sé e poi a mettere a disposizione degli altri i propri talenti. Sul piano della collettivitá di riferimento, é necessario saper creare il contesto necessario allo sviluppo, trasformando l’azienda “da un luogo di lavoro dove si contrappongono interessi divergenti, in una comunità con delle finalità e un sistema valoriale comuni”.

Il Responsabile delle Risorse Umane (ma forse a questo punto bisognerebbe trovargli un altro nome...), cambiando innanzitutto il modo di intendere il suo ruolo, agisce come catalizzatore innescando il cambiamento dell’intera organizzazione.

Non é piú tempo per mansionari onnicomprensivi che dirigono i comportamenti: invece, poche regole di base per mettere al centro i valori di riferimento. Linee guida che incoraggino l’azione in prima persona, e, in generale, l’aumento dei punti di vista presenti all’interno dell’organizzazione, per decisioni consapevolmente piú complesse. Ed ecco che, cambiando il modo di intendere il suo ruolo, il Responsabile delle Risorse Umane evidenzia il valore delle differenze, intelligenza fluida delle persone in azione, fonte di flessibilitá, capacitá di adattamento. E, tollerando limitati conflitti, ne dimostra il valore come sorgente di creativitá. Certo, come dice Marta, é ancora necessario intervenire sui conflitti e, ove possibile, prevenirli. Ma, sempre piú, l’HR Manager é chiamato a gestirli dinamicamente, portandoli fino all’orlo del caos e infine ricercando soluzioni win-win al momento opportuno.

Poche regole di base, diversitá, gestione dinamica dei conflitti: sfide importanti per il Responsabile delle Risorse Umane. Innanzitutto perché si tratta di atteggiamenti controintuitivi che troveranno forti resistenze all’interno dell’azienda, sia in alto che in basso.
La proprietá si aspetta ancora ordine, razionalitá, controllo... “altrimenti, perché paghiamo un manager come te?”. Ma, non solo. Anche tutti i collaboratori opporranno resistenza: ci si aspetta che chi sta in alto abbia ancora le risposte definitive, dia prova di chiarezza di visione e decisionismo, imponga le regole... “altrimenti, perché paghiamo un manager come te?”. E’ molto piú tranquillizzante, sicura, la gerarchia. Chi é il mio capo? Chi riporta a me? Qual é la mia job description? A queste domande ci si aspetta ancora risposte nette, possibilmente formalizzate su un foglio di carta firmato. Perché poi le questioni pratiche, che ogni giorno viviamo in azienda, sono queste...

E allora il Responsabile delle Risorse Umane che vuole essere il motore del cambiamento in direzione della complessitá deve essere pieno di coraggio. Dovrá, come visto, scontrarsi con molte porte chiuse. E, soprattutto, dovrá impostare un cambiamento sistemico, un vero e proprio nuovo paradigma che potrebbe scardinare modelli mentali radicati e che hanno funzionato molto bene fino ad oggi, portando crescita costante, aumento del fatturato, profitto.

Innanzitutto un cambiamento culturale: fare capire che quel modello non é piú sufficiente. E poi il cambiamento diventa organizzativo: nuovi modelli di impresa (ad esempio l’organizzazione cellulare, quella olografica, quella olonica, quella circolare, ecc.) si impongono, superando la “vecchia gerarchia”. Ancora, il cambiamento tocca i processi, sempre piú orientati all’imprenditorialitá e al rapporto continuo con il consumatore (ad esempio, nel processo di innovazione, l’approccio open innovation, lead-users, ecc.). E poi, lo sappiamo, si va a finire sempre lí: e i salari, i benefit, quote fisse o variabili? Tutto il sistema di indicatori di prestazione sui quali valutare quote sempre maggiori del salario variabile annuale va ripensato coerentemente con questo cambiamento sistemico.

Il Responsabile delle Risorse Umane diventa di fatto il Responsabile del Cambiamento Sistemico. Ci vuole, peró, una buona dose di coraggio...

venerdì 31 ottobre 2008

master in evolutionary management

Venerdi prossimo 7 Novembre, presso la sede di MANAGERITALIA, a ROMA in via Ezio 49, avrá luogo la presentazione del 1° Executive Master in Evolutionary Management, nuovi approcci manageriali per innovare nella complessità.

Interverranno:
- Marcella Mallen, Presidente di Manageritalia Roma
- Alberto Felice De Toni, Preside della Facoltà di Ingegneria Gestionale di Udine e Direttore Scientifico del Master, co-autore dei libri sulla complessitá Prede o ragni e Viaggio nella complessitá
- Giuseppe Carrella, ex AD di TSF Tele Sistemi Ferroviari ed autore del libro Provocazioni Manageriali
- Federica Ghetti, presidente di managerzen, che presenterà la struttura dell'executive Master in avvio a marzo 2009.

lunedì 27 ottobre 2008

progetti e complessitá 2008

Organizzato da Project Management Institute - Northern Italy Chapter (PMI-NIC), si terrá il 21 novembre 2008 a Milano l'evento Progetti e complessitá 2008, lodevole apertura della deterministica disciplina del project management ad approcci ispirati alla teoria della complessitá.

Le metodologie e le best practice di project management sono basate essenzialmente su approcci strutturati e modelli predittivi in cui si tende ad estrapolare gli andamenti del passato per stimare quelli futuri. L'esperienza pratica, in particolare quella vissuta quotidianamente dai Project Manager, evidenzia altresì come la natura di un progetto, da intendersi come la “creazione di qualcosa che non c'è ancora”, sia sempre meno riconducibile ad approcci di tipo “lineare”.

Ecco che la teoria della complessitá puó fornire strumenti nuovi al project manager. Ecco perché il PMI-NIC ha portato avanti un’iniziativa di ricerca affidata ad un team composto
da propri soci e coordinata da Francesco Varanini in qualità di Mentor. E ha chiamato a confrontarsi pubblicamente sul tema in questo convegno: Gianluca Bocchi, Alberto F. De Toni, Fernando Giancotti, Luca Comello.

Questi alcuni dei temi e delle “provocazioni” che saranno oggetto di confronto fra i relatori e di dibattito aperto al pubblico:
- un progetto possibile sta nell'area di sovrapposizione tra i mondi dei vari stakeholders, ognuno dei quali porta con sé una propria idea e una pratica esperienziale che va analizzata e compresa;
- ciò che dà ragione di un progetto, è la presenza di un medesimo algoritmo genetico che accomuna i vari sottoprogetti rendendoli assimilabili ad una sorta di “frattale”;
- le conoscenze progettuali emergono istante dopo istante e vivono al di là dei confini del progetto, che va quindi considerato come un vero e proprio sistema vivente;
- ipotizzando di organizzare un progetto come insieme di “missioni”, è essenziale far emergere quella capacità di “leadership collettiva” in cui la saggezza del gruppo prevale sulla razionalità del singolo.

E molte altre ancora...

Sul sito del PMI-NIC tutti i dettagli per l'iscrizione, aperta sia ai soci che agli esterni.

giovedì 23 ottobre 2008

per una scuola di eccellenza

Che non é vero che tutto non va, che solo le notizie negative fanno clamore. Che non bisogna parlare della scuola solo quando é occupata.
Tra i casi segnalati dal Ministero della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione nell'ambito dell'iniziativa Non solo fannulloni, particolare nota anche per gli argomenti trattati in questo blog merita la Direzione Didattica del 3° Circolo San Giovanni Bosco di Massafra (Taranto).

Obiettivo: una scuola di eccellenza. Primo step: certificazione qualitá UNI EN ISO 9001:2000. Poi, il progetto Philosophy for Children (altri progetti, rappresentati nella loro complessitá tramite mappe concettuali, qui).

Soprattutto, una scuola intesa come micro-organizzazioni, rete di figure capaci di interpretare la vision della scuola, di raccogliere le energie professionali migliori e di proiettarle a vantaggio dell’intera istituzione. Che vision complessa, addio antica gerarchia!

C'é di piú. Micro-organizzazioni auto-organizzate. Leadership diffusa: il cambiamento non é imposto dall'alto, ma il 93% dei docenti è coinvolto in attività finalizzate al miglioramento continuo dell’organizzazione.
In questo senso, cito dal sito, il Dirigente Scolastico rappresenta “il volto fondamentale e primario di riferimento per la costruzione di un’identità pedagogico – organizzativo – amministrativa capace di coinvolgere in una rete, insieme efficace e formativa, il tessuto di istanze, di esigenze,di strumenti, di regole e di competenze che costituiscono il terreno reale di vita in cui una scuola si esprime”. E si configura come un leader capace di trasmettere voglia di migliorare, di innovare, di promuovere positive relazioni e crescere e far crescere professionalmente, di liberare, per dirla con Bennis, “il capitale intellettuale” proprio e delle persone chiamate a collaborare.

Alcuni risultati: aumento dai 618 iscritti nell’a.s. 2004/2005 agli attuali 930 alunni (+33%); Customer Satisfaction rilevata del 90% per gli alunni, del 95% per i genitori, del 92% per gli operatori scolastici; gradimento dell’offerta formativa da parte degli alunni al 90%. E cosí via.

Auto-organizzazione, rete emergente dal basso, per una scuola di eccellenza ai tempi della complessitá.

lunedì 20 ottobre 2008

oltre le parole

I primi 50 minuti sono di silenzio. Suoni, musica, nessuna parola.
La prospettiva un po' mi spaventava. Sabato sera ero molto stanco e temevo di addormentarmi. Niente di tutto ció. I primi 50 minuti di Wall-E, nuovo film della Disney/Pixar, fanno capire che la vita e l'amore non sono solo parole. E' qualcosa di molto piú complesso. E allora, togliendo le parole, possiamo apprezzarne la ricchezza. Poesia, pura poesia. Un percorso di scoperta come nel Piccolo Principe. Un percorso d'amore come quello che siamo in grado di fare se solo andiamo oltre le parole.

martedì 14 ottobre 2008

lunedì 13 ottobre 2008

complecittá

Spunto di questo post é il libro da poco pubblicato Cittá fuori dal caos, di Enzo Tiezzi e Roberto Pulselli. Di seguito la quarta di copertina.

I tempi della tecnologia e della natura sono fuori fase. Questo divario è alla base della crisi ambientale globale che stiamo vivendo. Per poter ripristinare una nuova alleanza tra l'uomo e la natura è necessario imparare a osservare il comportamento generale e l'evoluzione dei sistemi reali a partire dai sistemi umani e dalle loro relazioni con il territorio e l'ambiente. La fisica evolutiva è la scienza che studia la formazione di strutture viventi e la loro evoluzione in una realtà dinamica e variabile. Lo scopo è quello di promuovere una nuova forma di approccio operativo allo studio dei sistemi urbani. Le scienze evolutive rappresentano uno strumento teorico decisivo per aprire nuove prospettive di sviluppo delle città contemporanee in un'ottica di sostenibilità. Per descrivere teorie e tecniche, gli autori propongono uno sguardo transdisciplinare. E così, accanto a reazioni chimiche oscillanti e architetture, troviamo passi letterari, allestimenti d'arte, città invisibili, fiocchi di neve e tempeste tropicali.

Al riguardo, ecco l'opinione di Marcella Messina, che al CE.R.CO (Centro di ricerca sull'antropologia e l'epistemologia della complessità) di Bergamo sta facendo un dottorato proprio sull'argomento:

Le città di oggi sono spesso “mega-città-regione” policentriche. Sulla scia del modello anglosassone è stato possibile realizzare degli “activity-center” attorno ai nodi del trasporto pubblico che hanno de-spazializzato la percezione del “Confine” di una città.
Ma le città sono sempre più insostenibili. Diventano fondamentali nuove forme di urbanizzazione che la teoria della complessità ci può insegnare.

Quello che possiamo fare è imparare dalle buone pratiche, imparare l’uno dall’altro (ad esempio
transition towns in Uk, oppure Friburgo città più sostenibile d’Europa, ecc.).

Ma c’è bisogno di ricerca pratica, che compari le città a scala mondiale; esamini le buone pratiche; guardi ai modi di attuazione di queste buone pratiche, alle modalità utilizzate, a quali risorse economiche.

E, soprattutto, si ponga la questione cruciale:
Sino a che punto è possibile esportare con successo le buone pratiche di una certa città, di un certo paese, di un certo continente, in un altro? In altre parole, come è possibile ricostruire i propri successi e imparare da quelli degli altri – oltre che, occasionalmente, come va detto, dagli errori propri e altrui?

venerdì 10 ottobre 2008

matematica frattale, aggrovigliata, irregolare ... complessa!

I frattali sono figure geometriche caratterizzate dal ripetersi sino all’infinito di uno stesso motivo su scala sempre più ridotta. Si dice che la parte é nel tutto e il tutto é nella parte. Tagliare in due parti un frattale non é come tagliare in due parti una fotografia: se nel secondo caso, come sappiamo, avremo metá immagine da una parte e metá dall’altra, nel caso del frattale in entrambe le metá avremo un’immagine molto simile a quella originale, pur se di dimensioni piú piccole. Infinito ripetersi di uno stesso motivo su scala sempre piú ridotta. Pensate alle spirali. O guardate frattali come questi.


Alla base di queste figure che sembrano estremamente complesse, irregolari, aggrovigliate, vi sono formule molto semplici, solo iterate all’infinito. Secondo Chris Langton, dell’Istituto di Santa Fe: «La scienza della complessità ci insegna che la complessità che vediamo nel mondo è il risultato di una semplicità nascosta».
La matematica dei frattali é pertanto semplice e l’aspetto piú sorprendente é che la complessitá nasce dalla semplicitá. I frattali possono essere generati da algoritmi (la meccanica ripetizione di certe sequenze di calcoli) e, per di più, da algoritmi molto semplici.
Ad esempio, il noto Mandelbrot set (di seguito rappresentato), suggestivo tanto da sembrare una valle dei cavallucci marini o una valle di proboscidi di elefanti, emerge dall’iterazione della semplice formula: Z futuro = Zquadro attuale + C (Z e C sono numeri complessi).


Spesso pensiamo alla matematica come a fredde formule su un libro di testo da mandare giú a memoria. Dimostrazioni, passaggi logici fino ad arrivare all’agognato CVD (Come Volevasi Dimostrare). Che fatica arrivare al CVD a volte, tanto che era una soddisfazione unica scriverlo, dopo pagine e pagine di calcoli, a caratteri cubitali, sottolineato, imposto. Ma la matematica frattale non é solo una costruzione artificiale fine a se stessa. É invece un mezzo per descrivere molte forme presenti in natura. È la forma delle nuvole, degli alberi, dei fiori, del mare che si infrange sugli scogli. Guardate solo alcuni dei frattali presenti in natura.



Non solo. Anche in fisiologia umana ricorrono molte forme frattali. Guardate questo disegno di Leonardo da Vinci raffigurante alcuni organi umani.
E poi lo sviluppo del feto sembra seguire una dinamica frattale e questa matematica è anche applicata allo studio dei tumori . Si è scoperto, infatti, che nell’organismo colpito da tale patologia tendono a formarsi vasi sanguigni che nutrono le cellule tumorali. Riuscire a fermare tale fenomeno può voler dire sconfiggere la malattia. Ebbene, recenti studi stanno dimostrando che lo sviluppo di tali vasi sanguigni può essere misurato con l’applicazione della matematica frattale.

Quindi, la matematica non é necessariamente astrazione, freddezza, fatiche inimmaginabili per l’agognato CVD. Vi é anche una matematica semplice che dá luogo a forme complesse, aggrovigliate e irregolari, e soprattutto presenti in natura, ovunque attorno a noi. Basta aprire gli occhi. Non vedremo coni, sfere, cerchi, ma frattali ramificati.

mercoledì 8 ottobre 2008

é il momento...

Quando si tocca il fondo, ammesso che lo si sia toccato.
E' il momento di ripartire, di metterci il massimo dell'impegno. Di mettersi in gioco, consapevoli che possiamo dire la nostra. Fare il cammino e cercare di dargli un senso raccontandolo.
E' il momento di educare alla complessitá.

giovedì 2 ottobre 2008

nuovi leader cercansi

Stamattina sentivo alla radio le ultime sul muro contro muro tra Confindustria e CGIL. E fino a qualche giorno fa riflettevo sul capitolo Alitalia.
E la riflessione che mi sorgeva era che questo muro contro muro é esattamente la cultura dell'or. O con me o contro di me. E' figlia del pensiero analitico.
Certo, lo sappiamo tutti che gli interessi sono spesso contrastanti. Lo sappiamo quando vogliamo massimizzare il nostro risultato e questo inevitabilmente va a scapito di qualcuno o qualcosa. Peró il problema é proprio questo. La logica del massimizzare.
La visione ispirata dalla complessitá é un'altra. E' la logica della sostenibilitá di lungo termine del sistema in co-evoluzione con il proprio ambiente. E' la logica del tutto maggiore della somma delle parti, win-win. Cultura dell'and.
La mia riflessione era questa. Avremmo bisogno di nuovi leader. Non necessariamente un ricambio generazionale, tanti giovani prosperano ancora in quel tipo di cultura. Ma un ricambio culturale, nuovi leader sistemici, figli dell'apertura della rete e non della chiusura della piramide. Ce n'é sempre piú bisogno, credo.

martedì 30 settembre 2008

visualizzare complessitá

Complessitá, reti ovunque.
Reti neurali, organizative, trasporti, eco-sistemi, social networks, internet, ecc. ecc.
Guardatele.
Ad esempio, questa é una rete neurale.

Ecco la rete dei trasporti di Tokyo.


E la blogosfera di Singapore?


E cosí via.

Visualizzate anche voi la complessitá che é ovunque su visualcomplexity.com.



martedì 23 settembre 2008

auto-organizzarsi per sopravvivere

Il disordine ha già salvato la vita a migliaia di individui. In guerra basta spesso la più piccola deviazione da un ordine per portare in salvo la pelle.

Bertolt Brecht (1898-1956), commediografo tedesco

mercoledì 17 settembre 2008

carrefour, le persone e tutti noi che neghiamo un sorriso

Esce dai temi classici di questo blog, ma chi se ne importa.

Ne hanno giá parlato in molti. Io l'ho letta oggi e voglio condividerla con chi non l'avesse ancora fatto. Perché emoziona, scuote, ti entra dentro.
E' il caso Carrefour. La lettera di una mamma di un bambino di 4 anni umiliato perché autistico.

Non sono tra quelli che scagliano la colpa sulle multinazionali (in questo caso la Carrefour). Persone hanno sbagliato, persone. Come tutta l'ignoranza e la mancanza di sensibilitá che é possibile riscontrare ogni giorno e che ciascuno di noi contribuisce a creare.

in "seconda" serata

Ieri sera abbiamo parlato di complessitá su Second Life per due ore.

Ecco un'immagine dell'evento.

Lascio a Mario Esposito, organizzatore della serata, il racconto della stessa. Lo trovate qui.

martedì 16 settembre 2008

verso nuove forme organizzative

L’eta’ media delle imprese: 24 anni nei primi anni ’90, 12 anni oggi.

Se tecnologie, prodotti, lavori, modelli di business appaiono e scompaiono piu’ velocemente che mai, perche’ le organizzazioni dovrebbero essere diverse?
20 anni fa pensavamo ancora tutti al lavoro stabile che durava una vita, oggi ci stiamo facendo una ragione del cambiamento e siamo piu’ pronti ad esempio ad accettare contratti a termine.
Lo stesso probabilmente sara’ per le organizzazioni. Se i modelli di business cambiano ogni 3-4 anni, pensare a un’organizzazione che viva piu’ di un secolo...

venerdì 12 settembre 2008

complex is back

Questo é Complex Samtanko. Ovvero io su Second Life.


Dopo il corso che ho tenuto alla Unacademy, la prossima settimana ritorno nella seconda vita a chiacchierare di complessitá con i curiosi che vorranno partecipare.

Martedì 16 settembre, ore 21.30, passate nella cittá di Post Utopia, in Brain2BrainPlaza.

L'evento si chiamerá, semplicemente, La complessitá. E sará appunto una chiacchierata. Zygmunt Ballinger aka Mario Esposito, organizzatore e appassionato di complessitá, fará da moderatore e lascerá che l'oretta insieme passi tra domande e risposte. Chiacchierando di complessitá, vediamo cosa succede.

lunedì 8 settembre 2008

blog sulla complessità

Di biografie sulla complessità ce ne sono in giro.
Non mi pare di aver visto blogografie, anche perchè i blog sull'argomento non sono tantissimi.
Segnalo i pochi che conosco, ma se ne conoscete altri fatemelo sapere.

nonlineare - su complessità e caos dal punto di vista scientifico

competere nella complessità - il blog di Alessandro Cravera su complessità e management

complexlab
- non è un vero e proprio blog, ma è una community importante sul tema complessità in generale in Italia

steven berlin johnson - blog di un importante autore americano

genetic architectures and computation - scoperto pochi giorni fa grazie a un commento su ComplessaMente... argomento emergenza in architettura

venerdì 5 settembre 2008

un sentiero all'orlo del caos

Guardate il taccuino di Roberta Buzzacchino, appassionata di mappe mentali, ispirata anche dalla complessitá e da Viaggio nella complessitá, a cui aveva dedicato questa bellissima mappa.



Lasciatevi guidare da frasi evocative sul tema del cammino, del viaggio, dell'esplorazione. Ma soprattutto dai colori, dalle creature vive disegnate da Roberta.

Vi troverete d'improvviso all'orlo del caos. In paesaggi gommosi popolati da segni in movimento, colori cangianti e parole che fluttuano. Sperimentate quanto la complessitá possa essere reale. Sperimentate, muovendovi lí, come la complessitá sia il paesaggio in cui in veritá vi muovete ogni giorno.

lunedì 1 settembre 2008

anche se ti chiami Calatrava

Anche se ti chiami Calatrava, non puoi fare tutto da solo. Ma nemmeno se ti chiamassi Leonardo. Nella complessitá non esiste piú il mito dell'onniscienza: assoldo Leonardo perché mi faccia quel progetto, lui sa tutto, magari pagheró caro ma avró il risultato voluto. E se ingaggio quell'amministratore delegato risano la mia azienda. Semplice, semplicistico.

Ma, anche se ti chiami Calatrava, non puoi fare tutto da te. Perché progettare significa multiple connessioni, discipline intersecate e fattori e interessi a volte contrastanti da unire in un tutto sistemico. Per cui magari a Venezia puoi fare un ponte bellissimo, ma inadatto per i disabili.

Cito, da First Draft, e sottoscrivo:

Di questi tempi, abbiamo capito, almeno a parole, che l’innovazione non è un fatto semplicemente ingegneristico, né un processo da limitare a qualche ufficio con l’etichetta R&D. Innovare significa farsi carico dei significati che un prodotto porta con sé, soprattutto ascoltando coloro che questo prodotto lo dovranno usare. Non perché l’ascolto è un gesto di carità cristiana, ma perché l’utilizzatore di un servizio ha una sua intelligenza e magari qualche proposta la può pure fare.

Progettare nella complessitá é muoversi nell'eco-sistema dell'innovazione, facendo rete con tutti gli attori in gioco. Sono sempre di piú e, quindi, l'innovazione puó diventare molto faticosa, a volte frustrante. Ma, anche se ti chiami Calatrava, é importante che tu lo capisca. Resterai Calatrava solo se sarai disperso, sarai molti.

giovedì 28 agosto 2008

IWSOS 2008

Segnalo questo convegno sull'auto-organizzazione: dal 10 al 12 dicembre 2008, a Vienna, il terzo International Workshop on Self-Organizing Systems (IWSOS).
Principali argomenti di quest'anno (dal sito):

Self-organization and self-management
Self-configuration and self-optimization
Self-protection, -diagnosis, and -healing
Autonomic networking principles and practice
Control theory based models and approaches of self-organization
Feedback control in networked systems
Group-forming networks and techniques
Programmable and cognitive networks for self-organization
Visualization of network system state
Inspiring models of self-organization in nature and society (e.g., bio-inspired or based on game theory)
Risks in self-organization and risk management techniques
The (un-)controllability of self-organizing or emergent systems
Quality of Service / service level agreements and self-organization
Resilience, robustness and fault tolerance for networked systems
Security in self-organizing networked systems
Self-* sensor and ad-hoc networks
Self-* techniques in peer-to-peer networks
Self-organization of over- and underlays and in cross-layering
Self-* networks and networked systems for ubiquitous computing
Self-organization in heterogeneous network convergence
Evolutionary principles of the (future, emerging) Internet
Self-configuring place-and-play mobile networks
Self-organizing vehicular adhoc networks
Self-organizing multi-service networks and multi-network services
Methods for configuration and management of large, complex networks
Applications, e.g. the self-organizing home network
The human in the loop of self-organizing networks

sabato 23 agosto 2008

sono tutte palle!

Forse il gioco del biliardo è una metafora della vita. Con le sue traiettorie precise, dove non conta la fortuna, se sbagli è solo causa tua. Un ordine così silenzioso da far apparire tutto il resto, i piccoli e grandi accadimenti di ogni giorno, come deviazioni dalla perfezione euclidea, da ricondurre ad equilibrio. Il biliardo è una metafora della vita. La perfezione massima è colpire la palla e farla ritornare nell'identico punto di partenza, nè un millimetro più nè un millimetro meno. Lì, dove deve essere.

No, questa perfezione non è di questo mondo, non ci appartiene. Piccole deviazioni dall'equilibrio si amplificano creando nuovi mondi inaspettati, percorsi di senso e scenari mai percorsi. Succede che il per sempre diventa mai. Succede che arriva l'asfalto, scoppiano bombe, farfalle battono ali e creano uragani, sale il vento, il velo del tempio si squarcia.
Ma il biliardo può essere davvero una metafora della vita. Abbassandoci, cambiando visuale, stringendo gli occhi, capiamo che è impossibile fare fermare la palla nell'identico punto di partenza. Il panno verde è un complesso intreccio di fili, la palla bianca è molecole, il matrimonio tra i due mondi non è regolato dal per sempre, ma dal principio di indeterminazione. No, la palla non si ferma nell'identico punto di partenza. Mai! Allora sì il biliardo è una metafora della vita. Non c'è la razionalità perfettamente ordinata, c'è complessità, contingenza, approssimazioni successive. Si può perdere una medaglia d'oro per 4 millesimi di secondo.


Ps: la riflessione sul biliardo come metafora della vita è frutto della lettura del bel romanzo L'acchito di Pietro Grossi.

mercoledì 20 agosto 2008

recensione d'agosto

Luca Conti, uno dei piú autorevoli blogger italiani, ha parlato di Viaggio nella complessitá qui.
E della sua avventura con il libro, ricevuto, divorato quasi tutto in pochissimi giorni, poi perso, infine ritrovato e finito. Un cammino complesso, in piena sintonia con il libro, non c'é che dire.
Date un'occhiata alla recensione.

lunedì 18 agosto 2008

tre romanzi (e una considerazione)

Oltre i saggi vicini alla complessitá, in questo periodo di vacanza ho trovato il tempo per leggere tre romanzi: L’eleganza del riccio, Firmino, Nato in un giorno azzurro. Che bello trovare il tempo per leggere. Le giornate dovrebbero durare di piú, solo per lasciare un po’ di tempo per la lettura. Tre romanzi, sui quali scrivo solo qualche pensiero. Sono best seller dell’ultimo anno e li trovate recensiti un po’ ovunque.

Una considerazione, o meglio una domanda aperta, prima.
Che peso ha il nostro stato d’animo mentre leggiamo un libro? Che peso ha il momento in cui lo leggiamo? Che importanza ha il libro letto prima di quello che stiamo leggendo?
Leggendo mi ritrovavo a fare collegamenti e instaurare connessioni con quanto letto nei giorni precedenti, creando cosí un mio percorso di senso, in cui i singoli libri non erano che tappe di un mondo emergente diverso da quello di chiunque altro. E tutto questo era sicuramente influenzato dal contesto, dal mio stato d’animo ad esempio, dal mare cristallino della Sardegna, dal vento leggero come linfa vitale, dal sole giallo. In un altro contesto, credo, avrei creato un mondo totalmente diverso. Cosí, solo una riflessione. Solo per dire che anche leggendo non siamo fruitori passivi, ma creatori attivi di una delle realtá possibili. Protagonisti della co-evoluzione nello spazio delle possibilitá.

Ed ora, ecco il mondo che ho creato.

L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery. É un romanzo di sensibilitá e grazia di donna. Mi é piaciuto, l’ho apprezzato, mi ha commosso alla fine. Ma credo di non averlo potuto gustare a pieno, purtroppo. Perché credo che tale privilegio per questo libro sia lasciato alle sole donne. Una storia d’amore, al di lá delle apparenze, al di lá delle meschinitá. Dove l’amore é rappresentato dalla grazia, dall’eleganza che contraddistingue e connette tra di loro i personaggi principali del romanzo, la portinaia Renée, l’adolescente Paloma, monsieur Ozu, la governante portoghese Manuela, che hanno in sé l’eleganza del riccio, fuori protetti da aculei, ma dentro semplici e raffinati come i ricci, fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.

Firmino, di Sam Savage. Ovvero un topolino che vorrebbe essere umano, perché nell’uomo vede i segni di una possibile elevazione, verso le altitudini della letteratura, dell’arte, dell’amore. Invece é un ratto, sudicio, ladro, nato da una pantegana alcolizzata, fortemente zavorrato a terra. Vorrebbe volare, ma non puó, non é della sua condizione. Eppure Firmino, assaggiando pagine e pagine di libri, masticandole golosamente, impara inizialmente a distinguere i libri tra loro a seconda del gusto: alcuni sono piú dolci, altri salati, taluni amari. Sembra essere la personificazione (topificazione?) della grande massima di Francis Bacon: “"Alcuni libri vanno assaggiati, altri divorati e alcuni, rari, masticati e digeriti". Mangiare pagine diventa un vizio, una dipendenza, finché non si scopre capace di leggere. Ecco il motivo di vita, grande inno alla lettura, anche quando tutto attorno diventa morte, distruzione, lacerazione.

Nato in un giorno azzurro, di Daniel Tammet. Un romanzo autobiografia di un genio dei numeri, affetto da una forma di autismo, la sindrome di Asperger. Tammet, oggi 29enne, racconta la sua vita, la sua infanzia e la sua adolescenza di difficile diversitá, fino ai successi di oggi, legati alle sue impressionanti capacitá di calcolo. Ma é soprattutto emozionante entrare nella sua mente e capire come per lui i numeri siano immagini, disegni, colori. Per cui il 37 è grumoso come semolino, l'89 è neve che cade, i numeri primi sono lisci come ciottoli. E le operazioni tra due numeri sono ancora immagini che si intersecano in un istante a formare il risultato nella sua mente. E quando Tammet, per beneficienza, ha recitato a memoria 22.514 cifre del numero pi greco, ha pensato a un paesaggio impresso nella sua testa, fatto di vette solitarie, morbide discese, asperitá non scalabili, pianure soleggiate. Un libro che, al di lá del forte messaggio sulla diversitá, inonda di immagini e colori.

Ecco il mondo che ho creato e qui condiviso con voi. Fatto di ricci, solo all'apparenza pungenti. Popolato di numeri fluttuanti come piume color pastello su paesaggi verdi e soleggiati. Intriso dell'odore forte dell'alcol e di urina in cui un ratto sguazza ogni giorno e ogni notte, ma anche del profumo intenso della carta stampata dei libri, che altro non è che il profumo di fiori di campo e spiagge lontane e sottane e giorni di pioggia e vattelapesca.

lunedì 11 agosto 2008

il senso e la narrazione

Un altro saggio che ho letto e apprezzato molto durante queste vacanze é Il senso e la narrazione di Giuseppe O. Longo. Pagine che raccontano dell’importanza del racconto, che da sempre dá voce al nostro inesauribile bisogno di senso. Comunichiamo, raccontiamo, narriamo, perché non possiamo farne a meno, per il nostro inesauribile bisogno di senso. Ciascuno di noi non fa altro che raccontare e raccontarsi interminabilmente una storia di sé stesso nel mondo.

E, nella complessitá, il racconto é fondamentale. Il complicato puó essere condensato in un’equazione, ma il complesso, il complesso no, puó essere solo raccontato. Scrive Longo:
Alla descrizione asettica, impassibile, neutra corrispondente agli strumenti computazionali e misurativi bisogna affiancare la narrazione: arborescente, impura, colorita, odorosa, meticciata e passionale.

Ancora meglio, la complessitá é racconti, al plurale, ciascuno diverso dagli altri. Non esiste un’unica veritá assoluta, inconfutabile, per sempre, ci sono solo racconti complementari che evidenziano parti di realtá. Ricchezza della diversitá e potere delle connessioni che integrano i punti di vista:
Esistono infinite descrizioni e ciascuna apporta un granello di verità: un aspetto etico rilevante della complessità è che non possiamo accontentarci di una descrizione, ma dobbiamo prenderne in considerazione tante, al limite infinite. Dobbiamo, accanto alla nostra o alle nostre descrizioni, accettare anche le descrizioni dell’Altro, riconoscendo loro pari dignità. […] Tutte le descrizioni sono complementari, nessuna esaurisce il mondo.

Crollano le veritá assolute, crolla la gerarchia dei saperi, compartimenti a tenuta stagna. Oggi c’é la rete dei saperi, intramata di assonanze e di analogie, che sempre più si rivela come il vero fondamento costitutivo dei saperi e delle culture e l’unico che può restituire senso globale all’attività di ricerca scientifica.
Oggi c’é la cultura dell’and, di accettazione, dove il tutto é maggiore della somma delle parti. E il racconto, emarginato dalla pretesa egemonica della scienza e relegato a superstizione, ha una sua grande dignitá, perché illumina piccole lande buie dell’esistenza, dove i simboli matematici non arrivano. Il complicato puó essere condensato in un’equazione, ma il complesso, il complesso no, puó essere solo raccontato.

Complessitá, esistenza come una pluralitá di racconti, come romantici romanzi d’amore e pagine da ridere fino al mal di pancia o da piangere fino a svuotarsi. Nelle parole di Ernesto Illy, nella prefazione a Prede o ragni: come ascoltare un coro, ricco di mille voci. Ecco la complessitá. Non la veritá, solo la veritá del dubbio. E, sebbene non lo raggiungiamo mai, non lo raggiungeremo mai, ecco che nel nostro viaggio, raccontando e raccontandoci, ci avviciniamo al senso.

giovedì 7 agosto 2008

voglio le mie scarpe

Volete divertirvi un po'? Create le vostre scarpe, é semplicissimo e spassoso. Per 6o$ l'americana Keds (storica azienda inventore delle sneakers) produce in 48h le scarpe disegnate da voi, con qualsiasi colore e qualsiasi immagine vogliate stamparvi.
Guardate qui, giocate.
E, giocando, riflettiamo. Progettisti, ricercatori, manager, imprenditori, riflettiamo.
Qualche spunto... Personalizzazione spinta. Innovazione aperta. Eco-sistema dell'innovazione. Management della complessitá. Nuovi modelli di business. Rete. Ciascuno creatore.




Un post sul caso Keds qui.

martedì 5 agosto 2008

competere nella complessitá

Il primo libro che ho letto in questo periodo é un testo sul management della complessitá. Si tratta di Competere nella complessitá di Alessandro Cravera, Partner di Newton Management Innovation e docente di strategia aziendale e comunicazione interna alla Business School de Il Sole 24 Ore.

Non é facile trovare libri convincenti sul management della complessitá, a mio avviso. Perché solitamente possono essere scritti da manager / formatori / consulenti che sanno poco di complessitá e la piegano ai loro fini utilitaristici (vendere libri, vendere servizi di consulenza). Oppure sono scritti da scienziati professori esperti della materia ma che, ahimé, non hanno mai messo piede in un'azienda. Il libro di Cravera, fortunatamente, non é né l'uno né l'altro.

Competere nella complessitá non é un libro rivoluzionario, ma si inserisce in una letteratura sull'argomento ancora povera nel nostro Paese e soprattutto in una cultura manageriale quasi sempre ancorata ai modelli tradizionali riduzionisti. Cravera vuole sensibilizzare i manager sulla necessitá di un cambiamento culturale, verso un approccio sistemico e sostenibile.

Volendo sintetizzare in un paragrafo quello che io ho colto come messaggio fondamentale, direi: non sono solo i risultati di breve termine a contare, l'obiettivo non deve essere la massimizzazione di una variabile aziendale, ad esempio il profitto. E se per massimizzare il profitto abbiamo intaccato la capacitá dell'impresa di essere competitiva nel lungo periodo? L'obiettivo non é, quindi, questo, tradizionalmente associato al valore per gli azionisti. E' invece necessario adottare una visione sistemica, tenere in considerazione nelle proprie decisioni manageriali il maggior numero di variabili e punti di vista possibili. Solo cosí si riduce il rischio di trovarsi impreparati di fronte alle discontinuitá, solo cosí é possibile essere pronti a cogliere l'attimo, quando, inaspettato, si presenta. Il fine ultimo é la competitivitá dell'impresa, la sostenibilitá di lungo termine.

Sostenibilitá é un termine assai di moda. Per le imprese, prima fu la produttivitá, poi la qualitá, poi l'innovazione, ora, sembra, sostenibilitá. Si noti ad esempio il trend decrescente di ricerche su Google per la parola innovation (in rosso), rispetto alla parola sustainability (in blu) (fonte Google Trends).

Molto spesso, con approccio semplicistico, il management riduce peró il concetto di sostenibilitá a quella ambientale, dimenticando che ad esempio nei documenti dell'Unione Europea la sostenibilitá é sempre a 360 gradi, ambientale, sociale, culturale, economica. Spesso sostenibilitá si traduce in piccole operazioni di facciata a favore dell'ambiente, o semplici dichiarazioni di intenti.

Cravera inquadra molto bene il tema della sostenibilitá delle imprese secondo l'ottica della complessitá. Competitivitá di lungo termine, vita dell'impresa negli anni, oggi che la vita media sta diminuendo drasticamente. E allora sostenibilitá inizia ad associarsi a termini quali diversitá e ridondanza. Solo favorendo e lasciando emergere la diversitá dei punti di vista si riesce ad avere la necessaria flessibilitá. La ridondanza, cognitiva, intangibile, da sempre vista come spreco da eliminare, rappresenta invece uno dei piú grandi valori aggiunti delle imprese nel momento della complessitá.

Il maggiore merito del libro é a mio avviso quello di inquadrare questo tema di fondamentale importanza per le organizzazioni secondo il punto di vista della complessitá. Il testo di Cravera si inserisce quindi di buon diritto nella nascente letteratura manageriale italiana sul tema della complessitá, contribuendo alla sensibilizzazione nella direzione del cambiamento.

lunedì 4 agosto 2008

back to work

Buongiorno a tutti!
Tornato.
Arricchito da molte belle letture di cui vi parleró nei prossimi giorni. Qualche saggio sulla complessitá e un po' di sana narrativa.
Con le mani rovinate per le lezioni di windsurf.
Con tanta serenitá, acqua trasparente salata e sole rigenerante dentro me.

venerdì 18 luglio 2008

a tra due settimane

Sono contento. Avevo ordinato da qualche settimana un libro, ma non era ancora arrivato. Proprio oggi ecco l'sms, è arrivato. Quindi, ai libri che leggerò nelle prossime settimane al mare, aggiungo questo:

- Il senso e la narrazione, di Giuseppe O. Longo

Domani parto. Ciao a tutti!!!!

Ora, per due settimane ...
INTERVALLO!!

giovedì 17 luglio 2008

queste scarpe sono state disegnate da consumatori

Innovazione aperta all'opera: CEC Co-Design Community (CE3C). Ecco i primi 3 modelli di scarpe che andranno in produzione, ideate e disegnate al di fuori delle aziende, da consumatori. Vi piacciono? Tra l'altro le prime sono disegnate da un italiano.
Per approfondimenti, andate qui.


martedì 15 luglio 2008

anche se in look balneare

Anche se in look balneare, quasi balneare, prima di partire, vorrei ringraziare chi frequenta spesso queste pagine, chi ci passa ogni tanto, chi si è fermato solo per un momento.

Chi ha lasciato molti commenti, chi ne ha lasciato uno solo una volta, chi ha preferito scrivermi via mail, chi ha aggiunto ComplessaMente ai propri feed, chi ha lasciato solo un numero in più nel contatore delle visite. Comunque un segno.

Chi ha criticato non firmandosi, chi ha criticato firmandosi, chi mi ha fatto i complimenti. I primi fanno crescere, i secondi fanno piacere.

Chi è capitato qui per caso, forse "ma dove sono finito?" forse serendipity, magari cercando su google "vasco rossi" oppure "renoir impressionismo" oppure "radio 2".

Chi ha letto Prede o ragni, chi ha letto Viaggio nella complessità, chi li ha recensiti, chi ha voluto dire la sua, "non ci credo" oppure "voglio provarci".

Chi mi ha incontrato a qualche presentazione del libro, chi ha seguito le lezioni su Second Life e poi magari ha ballato con me festeggiando la serata.

Questo è il piccolo eco-sistema di ComplessaMente. Insieme co-evolviamo e ciascuno di noi ha un suo ruolo. Facciamo il cammino. Sbagliamo, cadiamo, ci rialziamo, impariamo, sperimentiamo. E poi sbagliamo di nuovo. Qui non arrivano gli angeli, qui non arrivano gli ordini. Ma ripartiamo, ci rimettiamo in cammino. In viaggio nella complessità. Questo non è poco.

domenica 13 luglio 2008

(quasi) in vacanza

Sabato parto per le ferie. Ultima settimana di lavoro e poi ... un po' di relax nell'amata Sardegna! Anche ComplessaMente chiuderà un paio di settimane per ferie.
Lista delle cose da fare:
- lezioni di windsurf



- immersioni


I libri che mi porterò dietro:






E poi, come ogni anno, prima di partire puntata alla Feltrinelli per acquisti di impulso dell'ultimo minuto, senza progetti ma solo assecondando l'istinto: una copertina intrigante, una sensazione tattile particolare, un forte profumo (annuso sempre i libri...), un riassunto travolgente.

Relax, sport, lettura. Sviluppare alcune idee per il prossimo libro che stiamo scrivendo, sul tema dell'auto-organizzazione, il mistero più affascinante della scienza a detta del premio Nobel Philip W. Anderson.

Ci sentiamo ancora questa settimana per le ultime cose.

martedì 8 luglio 2008

post-fordismo e nord-est

Via Luca De Biase, scopro un interessantissimo blog: First Draft. Le vie della rete sono infinite... scopro un gruppo di ricercatori e professori di Venezia che riflette su innovazione, nuovi modelli di business, complessità. Siamo a un centinaio di km di distanza, ma non ci conoscevamo. La rete ci ha resi ancora più vicini di quel centinaio di km.

Nell'ultimo post parlano di meritocrazia in Italia, a partire dalla lettura del libro Meritocrazia di Roger Abravanel. Non ho letto il libro, ma la recensione e i commenti mi hanno consentito di abbozzare qualche commento.
Il problema è che molti osservatori esterni, ma altrettanti osservatori interni, basano le loro analisi su una logica perfettamente lineare, basata sul principio causa-effetto. Una causa, un effetto, proporzionale alla causa. Non è così nella complessità, lo sappiamo. Complessità è circoli interconnessi e cause intrecciate ad effetti.
Dunque, osservatore straniero o italiano. Dice: "investi in ricerca, se vuoi essere competitivo". Trovata la legge, la strada per il successo. Ma, appunto, non è così semplice, così lineare, così rassicurante.

Signor osservatore straniero o italiano, perchè l'Italia, e il Nord-Est in particolare, pur investendo poco in ricerca rispetto ad altri Paesi industrializzati, non è nelle condizioni di Paesi molto meno sviluppati? Forse la legge lineare non tiene in considerazione tutti i fenomeni...
Ad esempio l'indicatore "investimenti in ricerca" non tiene per nulla in considerazione il capitale relazionale, gli investimenti in connessioni. Il modello Nord-Est è risultato competitivo pur in alternativa al fordismo. Ha infatti basato la propria competitività sulle connessioni locali, sulla forza del territorio, in altre parole sull'emergenza dal basso, auto-organizzandosi nei distretti. Un grandissimo capitale relazionale sedimentato nel territorio è stato la chiave della competitività e l'asset su cui è emerso questo modello di post-fordismo.

Non credete ad osservatori superficiali, alla ricerca di un'unica causa, un unico modello vincente, un'unica ricetta per il successo. La realtà è complessa e la rete chiama alla sperimentazione di nuove vie. Sperimentare ed imparare, ri-orientando il cammino mentre si va. A questo saremo chiamati.

sabato 5 luglio 2008

ancora sulla storia

Sì perché Kevin Kelly, già direttore di Wired, si chiede sul suo blog se sia lineare o esponenziale.
La vita di ciascuno di noi può anche essere lineare, ma si muove all'interno di una storia esponenziale. Le chiamerei ambiguità complesse.

giovedì 3 luglio 2008

catastrofi, caso e contingenza

Luca De Biase. partendo dalla postfazione di Domenico Scarpa al romanzo N di Ernesto Ferrero, riflette in questo suo post sulla storia e su come essa possa mutare se si passa dalla gerarchia alla rete.

Nel passaggio, è tutto molto diverso, molto meno rassicurante rispetto al determinismo della scienza classica dove tutto é prevedibile. Conoscendo le condizioni iniziali e le leggi che regolano i fenomeni é possibile in linea teorica prevedere perfettamente la loro evoluzione. Questa non é la realtá, é come il mondo artificiale creato dall’invenzione di Morel, la macchina dello scrittore argentino Adolfo Bioy Casares che fa sí che tutto si ripeta uguale a se stesso per sempre.



Questo video è tratto dall'omonimo film di Emidio Greco del 1974. Lo Straniero, capito che, grazie all'invenzione di Morel la storia sull'isola si ripete sempre uguale a se stessa, cerca di manomettere la macchina per entrare a far parte di questa storia sempre uguale a se stessa. E amare, per sempre e sempre allo stesso modo, il suo sogno, Faustine.

La realtá é molto diversa, molto meno rassicurante. La storia è presente in tutto ciò che ci circonda, è determinismo e caso. Scrive Pietro Greco in Evoluzioni:

Tutte le strutture che vediamo intorno a noi, le galassie lontane e le nuvole del cielo, le grandi foreste e l’oceano immenso, la sequoia e l’aragosta, il bambino e la multinazionale, la Gioconda e Internet, non sono il frutto necessario e prevedibile di un Principio unico e ineludibile, di un Grande Algoritmo, ma sono il prodotto unico e, quasi sempre, contingente dell’intreccio tra le leggi fondamentali della fisica e la serie imprevedibile delle loro concrete realizzazioni. Sono il frutto della storia. Non di un Progetto.

Fra tutti i biliardi di triliardi di fiocchi che sono caduti sulla terra, teoricamente non ve ne sono due identici. Tuttavia i fiocchi sono tutti o esagonali o triangolari e simmetrici e guardando un fiocco possiamo riconoscerlo.
Questo è la storia. Una commistione tra un determinismo generale che stabilisce le caratteristiche globali e una casualità specifica che stabilisce le caratteristiche locali. Per noi uomini vale lo stesso. Fra i miliardi di uomini che hanno popolato la Terra, non ve ne sono mai stati due identici.

Catastrofi, caso e contingenza. Ovvero la storia.

E nel passaggio da gerarchia a rete, la prima storia, quella artificiale, mai veramente esistita, non ha più ragione di esistere. Nella rete siamo noi i protagonisti. Ciascuno di noi può contribuire con un suo verso. Grande opportunità, ma anche grande responsabilità.
E' l'aspetto etico della complessità. Effetto butterfly: possiamo fare molto bene, ma anche molto male. E, poichè l'imprevedibilità della natura non si può cambiare, non possiamo dire all'Etna di non eruttare, è necessario a mio avviso aggiungere un po' di prevedibilità alle nostre azioni, ricercando un senso condiviso al momento che stiamo vivendo e al cammino che stiamo facendo.

lunedì 30 giugno 2008

Wor(L)ds

E' con piacere che vi segnalo l'evento Complessità 2008, quest'anno intitolato Wor(L)ds. Il linguaggio crea mondi che si terrà il 4 e 5 luglio 2008 a Trento.


L'evento è progettato ed organizzato dagli allievi della 5a edizione del Mart>Mac Master of Art and Culture Management di tsm-Trentino School of Management, volto all’approfondimento di tematiche connesse all’epistemologia della complessità nei suoi risvolti scientifici e filosofici. L’edizione di quest’anno, come nel corso degli anni precedenti, vuole proporre nuove occasioni, spunti di indagine e confronto sui rapporti tra intuizione scientifica, creazione artistica ed analisi antropologica.

Lo spunto teorico, che fornirà il filo conduttore, viene offerto dall’ultimo lavoro di Aldo Giorgio Gargani, Wittgenstein. Musica, parola, gesto: una riflessione sulle ricerche del filosofo austriaco in materia di linguaggio ed espressività. Lo stesso Gargani sarà protagonista di alcuni dei momenti principali dell’evento.

Qui trovate il ricchissimo programma dell'evento, fitto di conferenze ed eventi collaterali. Qui potete iscrivervi. La partecipazione è gratuita, cogliete l'occasione. Io non potrò esserci, purtroppo. Qualcuno che ci va mi racconta???

domenica 29 giugno 2008

ultima puntata sulla open innovation

Ho voluto lasciare spazio al post di Emil Abirascid, senza mettergli sopra altri post. Meritava una grande visibilità, perchè inquadra molto bene l'eco-sistema dell'innovazione.

Nelle ultime settimane abbiamo parlato di innovazione. Innovazione aperta, generata dai lead users. Eco-sistema dell'innovazione, sistema complesso di molti attori in relazione in un paesaggio gommoso, dove i movimenti di ogni agente hanno effetto sull'intero paesaggio.

Prima di chiudere questo capitolo, vi voglio segnalare questo blog, per rimanere costantemente aggiornati su queste tematiche.

Buon week-end!

martedì 24 giugno 2008

il post di Emil Abirascid per ComplessaMente

Come preannunciato ieri, ho l’onore di ospitare un post di Emil Abirascid, uno dei piu’ preparati giornalisti di innovazione in Italia. Emil scrive sul blog innov’azione, oltre a collaborare con Il Sole 24 Ore e altre importanti testate. Lo ho conosciuto ad Innovaction a Udine e abbiamo parlato a lungo di complessita’ e innovazione. In questo post per i lettori di ComplessaMente, analizza la situazione attuale e le prospettive del complesso ecosistema dell’innovazione in Italia. Un’innovazione sempre piu’ aperta, sempre piu’ rete, sempre meno muri e barriere. Grazie Emil.


Abbattere i muri nell’ecosistema dell’innovazione
di Emil Abirascid

Innovazione concreta, idee che diventano business, che aiutano il Paese a guadagnare in competitività e a investire nel futuro. Non mancano le idee e negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative a sostegno di tali idee: ci sono le Università che hanno iniziato a comprendere come sfruttare i risultati delle ricerche, ci sono gli incubatori, i parchi scientifici e tecnologici, i distretti, alcuni funzionano meglio di altri ma in generale il livello è buono. Ci sono anche le figure finanziarie come i venture capital, i seed capital e i business angel, le finanziarie regionali, e perfino alcune banche e fondazioni bancarie che dimostrano un crescente attivismo. Ci sono iniziative come gli eventi per fare incontrare start-up con investitori, le fiere come Percorsi dell’innovazione e Research to business, i premi come il Premio nazionale innovazione e Start-up dell’anno, entrambi organizzati dall’associazione degli incubatori universitari.

Insomma l’ecosistema dell’innovazione marcia e produce anche i primi risultati, start-up che hanno 3-4 anni di vita e che fatturano 1-2 milioni di euro nei più diversi settori: biotecnologie, nanotecnologie, information technology, robotica ecc.
L’ecosistema è però nato dal basso, senza una regia comune, senza una spinta istituzionale, è cresciuto con velocità diverse da regione a regione e ora per continuare a fare bene, per capitalizzare ciò che è stato realizzato fino a oggi, serve un passo avanti.
In attesa che le istituzioni prendano atto del fenomeno e dei ritmi rapidi con i quali si muove, serve lavorare su due fronti: creare maggiore sinergia tra gli attori dell’ecosistema dell’innovazione, accelerare sul fronte del dialogo con le imprese al fine di favorire il trasferimento tecnologico e della conoscenza.

Non servono convegni, congressi, propositi, progetti dai tempi spesso troppo lunghi per essere efficaci. Servono incontri, confronti, dialogo aperto. Serve che il giovane ricercatore che ha acceso la scintilla della sua start-up possa avere occasioni di dialogo con gli amministratori delegati di grandi, medie e piccole aziende. Serve che i due mondi si conoscano da vicino. Serve che le imprese che trainano l’economia del Paese trovino il tempo per andare a vedere che succede nei laboratori universitari, negli incubatori, nei parchi scientifici e tecnologici. Questa è la strada obbligata capace di portare vantaggi a tutti: alle imprese consolidate che hanno la possibilità di trovare innovazioni capaci di accrescere la loro competitività, alle start-up che possono entrare in contatto con il mondo industriale per creare partnership industriali e anche finanziarie.

Serve una maggiore cultura dell’innovazione che ruoti attorno alle questioni concrete che devono essere discusse, analizzate, affrontate e risolte una ad una, solo così si riusciranno ad abbattere i muri che ancora impediscono un pieno, franco e costante dialogo tra ricerca e impresa.

lunedì 23 giugno 2008

ecosistema dell'innovazione

Si parlava, quindi, di innovazione aperta. Aperta soprattutto ai consumatori, che diventano i veri e propri innovatori, creatori, artefici.
Nei giorni scorsi, siamo saliti e scesi per sentieri impervi con la mountain bike, abbiamo planato alla ricerca di nuove emozioni tra acqua e cielo con il kitesurf e infine abbiamo sentito la spiegazione di tutto questo dalla voce del prof. Von Hippel.

Ma innovazione aperta significa rete tra tutti gli attori rilevanti.
Fornitori, clienti, altre imprese, comunità professionali, sistema creditizio e finanziario, centri di ricerca e università, pubblica amministrazione, associazioni di categoria e sindacati, istituzioni socio-culturali, altri enti.
Significa abbattere muri. Significa ecosistema dell'innovazione.

Domani pubblico un post scritto appositamente per i lettori di ComplessaMente da parte di uno dei piu' preparati giornalisti dell'innovazione in Italia.
Stay tuned.

mercoledì 18 giugno 2008

o meglio il kitesurfing?

Invece che un giro in mountain bike, preferite volare sull’acqua trainati da un aquilone?
Il kitesurfing e’ lo sport d'acqua che si sta diffondendo più velocemente in assoluto. Si pratica con un'apposita tavola e un aquilone (kite o ala), manovrato mediante una barra di controllo collegata ad esso da cavi lunghi e sottili in dyneema.





A proposito di innovazione aperta, a proposito di lead users, non solo le attrezzature, ma lo sport stesso e’ stato inventato da utilizzatori curiosi, alla ricerca di nuove emozioni tra acqua e cielo. Dopo le sperimentazioni e i remix di pionieri alle isole Hawaii, il successo commerciale e’ stato impressionante. 1999, prime produzioni; 2001, 5.000 tavole e aquiloni; 2002, 30.000; 2003, 70.000, cioe’ piu’di 100 milioni di dollari di vendite, con il 40% del mercato detenuto dalla Robbie Naish.

Il web 2.0 ha contribuito a diffondere le sperimentazioni e i remix dei pionieri e ha favorito questa crescita straordinaria. Nel 2001, Saul Griffith, pioniere e dottorando al MIT, crea zeroprestige, una community per gli amanti di questa esperienza nascente. Progettare aquiloni per kitesurfing infatti implica una comprensione molto sofisticata dell’aerodinamica delle basse velocita’ e condividere le conoscenze e’ fondamentale. Inizialmente Griffith posta le sue esperienze nella costruzione di kites. Altri pionieri vengono invitati a scaricare gratuitamente le informazioni e aggiornarle con le proprie. Molto presto si aggiungono appassionati da tutto il mondo: condividono i propri progetti, danno suggerimenti, costruiscono insieme sofisticati software open source di modellazione aerodinamica e prototipazione rapida.

Il resto e’ storia recente, attuale. Ovunque le condizioni del vento lo consentano, vedrete giovani planare alla ricerca di nuove emozioni tra acqua e cielo. Il kitesurf e’ lo sport d’acqua che si sta diffondendo più velocemente. Non e’ stato inventato all’interno di un’organizzazione, ma da consumatori in rete. E’ stato inventato “fuori”, ammesso che esistano ancora un “fuori” e un “dentro”. E’ stato creato dal “basso”, ammesso che esistano ancora un “basso” e un “alto”.

martedì 17 giugno 2008

un giro in mountain bike?

La conoscete tutti. La possedete in molti. Ma, a proposito di innovazione aperta, a proposito di lead users, conoscete la storia della mountain bike?


Inizi anni ‘70, Marin County, California. Un gruppo di giovani, alla ricerca di emozioni, decide di andare off-road con le proprie biciclette. Bici tradizionali: gomme, freni, telaio perfetti per tranquille pedalate in strada, non per salire e scendere sentieri impervi. E percio’, come in Pimp my ride su MTV dove vecchie macchine scassate diventano lussi da esibire, come nei garage di adolescenti di tutto il mondo dove sgangherati cinquantini diventano moto da strada, le manomettono, distruggono e creano, remixano.
Un forte telaio, gomme adatte, freni a tamburo presi dalla moto. Ecco nasce una nuova bicicletta. La chiamano clunker, tradotto catorcio. Oggi, mountain bike. Una suggestiva cronaca di quelle prime sperimentazioni e’ descritta da Richard Nilsen in questo numero del 1978 del Co-Evolution Quarterly.

Nel 1975 inizia la prima produzione commerciale delle mountain bike e l’anno successivo vi e’ una mezza dozzina di piccoli assemblatori in California. Nel 1982, una piccola azienda di nome Specialized porta la prima mountain bike sul mercato di massa. Sara’ un successo, sotto gli occhi di tutti. Nel 2000, la categoria mountain bike vale il 65% del mercato delle biciclette USA, ovvero 58 miliardi di dollari.
In Italia, il primo modello (il mitico Rampichino) viene lanciato dalla Cinelli nel 1985. Oggi, la conosciamo tutti, la possediamo in molti. E, a proposito di innovazione aperta, a proposito di lead users, e’ proprio grazie alle sperimentazioni di un gruppo di giovani appassionati che volevano salire e scendere per sentieri impervi se oggi possiamo prenotare la nostra vacanza in mountain bike in Toscana.