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domenica 11 marzo 2012

il binomio semplicità - complessità

Segnalo questo bel post di Luca De Biase, sulle strategie da adottare di fronte al complesso.

Non è la banalità, non è la facilità la strada, ma casomai la semplicità:

La banalità è tattica, la facilità non persegue uno scopo. La pratica della banalità presuppone un contesto di significati immobili: è un freno all'innovazione. La tecnica della facilità accelera le operazioni ma non si interroga sul loro senso. La cultura della semplicità è fondamento di innovazione e costruzione di significato.


Aggiungo qualche altra considerazione al tema semplicità e complessità...

Quando pensiamo all’organizzazione, ad esempio nell’azienda in cui lavoriamo, immediatamente ci vengono in mente la gerarchia, i processi, chi riporta a chi, la catena di comando, spesso anche procedure, burocrazia, struttura. Complessità? No, piuttosto complicatezza. Addirittura, forse, una sorta di ufficio complicazioni affari semplici.

In natura, nei sistemi fisici, biologici e sociali, molto spesso le dinamiche organizzative sono assai diverse, addirittura opposte, bottom-up piuttosto che top-down, emergenti piuttosto che imposte.

Semplici, non complicate. Come sosteneva Isaac Newton:

Degli eventi naturali non si devono ammettere cause più numerose di quelle che sono vere e sono sufficienti a spiegare i fenomeni. La natura infatti è semplice e non sovrabbonda di cause superflue.

Dinamiche organizzative semplici, ma in grado di fornire risposte complesse. È questo binomio semplicità-complessità a garantire la sopravvivenza nella co-evoluzione.

In molti fenomeni l’organizzazione non è imposta dall’alto, ma emerge dal basso, così diventando auto-organizzazione. A livello di metafora lo spunto è allora allettante: potrebbe essere così anche per le imprese, dove invece sperimentiamo ogni giorno gerarchie e procedure?

Potrebbe essere il giusto binomio semplicità-complessità a fornire nuovi vantaggi competitivi?

Ci interroghiamo. E lo vediamo, soprattutto nelle nuove imprese che nascono ogni giorno, nelle dinamiche emergenti delle start-up, nelle discussioni che si generano in rete, nel senso condiviso a prescindere dalle distanze.

Qualcosa sta cambiando ...

Se nel passato e ancora oggi le architetture erano complicate e le persone erano considerate semplici, oggi la prospettiva sta gradualmente cambiando: architetture semplici, persone complesse.

venerdì 13 marzo 2009

se tutto si muove all'unisono

Il libro SYNC di Steven Strogatz (qui l'edizione italiana Sincronia) si occupa di un fenomeno misterioso e affascinante, quello dell'emergenza, in natura, ad ogni scala, di comportamenti sincronizzati.
E' un caso particolare di auto-organizzazione, dove non é la simmetria spaziale a rompersi e creare un nuovo stato (come nel caso delle celle di Benard o nella creazione dal basso di formicai, alveari, termitai), ma la simmetria temporale. Ed ecco che, a partire da parti disperse, emerge un'orchestra che suona perfettamente a tempo, pur in assenza di un direttore.

Devo dire che il libro é molto "americano" e non mi ha convinto, ricco di aneddoti personali e poco concreto. Peró vale la pena citare qualche esempio, perché davvero suggestivo.

Sentite la premessa del volume:

Al cuore dell’universo c’é un battito continuo e insistente: il suono dei cicli sincronizzati. Pervade la natura ad ogni scala, dal nucleo al cosmo. Ogni notte lungo i fiumi della Malesia, migliaia di lucciole si riuniscono nelle paludi e lampeggiano all’unisono, senza alcun leader o suggerimenti dall’ambiente. Trilioni di elettroni marciano compatti in un superconduttore, facendo sí che l’elettricitá fluisca attraverso di esso senza resistenza. Anche i nostri corpi sono sinfonie di ritmo, mantenuti in vita dall’inesorabile, coordinata alimentazione di migliaia di cellule pace-maker nei nostri cuori. In ogni caso, questa sincronia appare spontaneamente, come se la natura avesse un misterioso desiderio d’ordine.

Le lucciole... non solo emettono luce all’unisono, ma lo fanno a ritmo, seguendo un tempo costante. Che mistero, per decenni! Almeno fino a metá degli anni Sessanta del secolo scorso, quando il biologo John Buck e la moglie volano in Tailandia per svelare una volta per tutte il magico fenomeno.


Fiumi soggetti alle maree nelle vicinanze di Bangkok. Quante lucciole, che spettacolo mozzafiato! I coniugi Buck, dopo l’iniziale meraviglia, si decidono: catturano decine e decine dei piccoli insetti, li portano nella loro buia stanza d’albergo e qui li liberano. Disorientati, inizialmente svolazzano nervosamente. Poi si calmano, si dispongono sui muri e sul soffitto mantenendo sempre una distanza di almeno 10 centimetri tra loro. Scintillano incoerentemente. Ma, sorpresa, a due a due, a tre a tre, a piccoli gruppi, incominciano a pulsare all’unisono. E cosí via, oggi lo sappiamo, circolaritá auto-rinforzante, fino all’emergenza di un unico stato coerente.
Le osservazioni dei coniugi Buck suggerirono che le lucciole in qualche modo aggiustano i loro ritmi rispondendo agli scintillii delle vicine. L’ipotesi venne confermata in laboratorio, illuminandole artificialmente e misurandone le risposte. Oggi sappiamo che ciascuna continuamente invia e riceve segnali nel vicinato, spostando i ritmi delle altre e modificando i propri: la sincronia emerge spontaneamente, dal basso, senza leader. E le piccole lucciole, con tutto il rispetto, non sono particolarmente intelligenti: tutto ció di cui hanno bisogno é un metronomo interno che aggiusta automaticamente il tempo dell’oscillazione in risposta alle vicine. Tutto qui.

Seguendo le stesse logiche, é possibile spiegare numerosi altri fenomeni. Donne che passano molto tempo insieme spesso scoprono che i loro periodi mestruali tendono a cominciare insieme per via di conversazioni silenziose mediate da feromoni. Spermatozoi che nuotano fianco a fianco verso l’ovulo battendo la coda all’unisono. Pericolosamente, milioni di cellule cerebrali che causano le ritmiche convulsioni in un attacco epilettico. Seguendo le stesse logiche, é possibile rappresentarci come un’enorme orchestra di oscillatori viventi.

La sincronizzazione come caso particolare di auto-organizzazione, quindi. Affascinante, come molti altri. Che si tratti di lucciole o della nostra stessa vita, sembra essere all’opera l’auto-organizzazione. Che, in questi esempi, rompe la simmetria nel tempo. Sempre di una rottura si tratta, verso un nuovo stato non presente al livello inferiore.

sabato 31 gennaio 2009

le due fortune

Per fortuna che siamo tutti riduzionisti.
Se non lo fossimo, non si sarebbero scoperte le leggi della gravitazione che regolano il moto dei pianeti, le leggi della termodinamica che hanno consentito la costruzione del motore a combustione interna, le equazioni dell’elettromagnetismo che stanno alla base dell’elettrotecnica, dell’ottica e delle moderne telecomunicazioni, per finire con la fisica quantistica che ci svela il comportamento profondo della materia, ma anche la storia dell’universo dal big-bang ad oggi.
Se non lo fossimo, non ci sarebbe stata la rivoluzione industriale, probabilmente non avremmo il tenore di vita odierno, non lavoreremmo in aziende più o meno gerarchicamente organizzate.
Se non lo fossimo, non andremmo a fondo, fino nei minimi dettagli, alla ricerca di. Come avere successo? Come vincere il Superenalotto? Che tempo farà domani? Come tirare fuori sempre il meglio dai propri collaboratori? Eccetera.
Per fortuna che siamo tutti riduzionisti.

L’esistenza delle leggi fisiche è stupefacente, ma non è tutto. Il mondo naturale è governato sia dai principi essenziali, sia dagli straordinari principi organizzativi alla base di strutture che acquisiscono significato e vita autonoma, fino a trascendere le parti di cui sono composte.
Lo stato liquido è una proprietà emergente che non appartiene alle singole molecole d’acqua. La coscienza non è insita nei neuroni. Le economie, le culture, le politiche. Sistemi fisici, biologici, sociali. Stiamo assistendo ad una trasformazione: da condensare la realtà in un sistema di equazioni attraverso la sua scomposizione in parti sempre più piccole, a raccontare il modo in cui la Natura si auto-organizza.

E per fortuna che c'è l'emergenza.
Capiamo l'importanza della rete e delle connessioni, che il tutto è maggiore della somma delle parti, che ci sono altre angolazioni da cui osservare la realtà, che si può salire sul banco ed il mondo è diverso visto da quassù.
Si possono risolvere problemi nuovi in maniera creativa, ricorrendo ad analogie, attingendo all'intelligenza fluida di persone distanti anche centinaia di migliaia di km. Si possono disegnare mappe mentali, analizzare network sociali, circoli virtuosi e viziosi. Si può raccontare.
Per fortuna che c'è l'emergenza.

Robert Laughlin, premio Nobel per la fisica, nel suo ultimo Un universo diverso:
Non ci troviamo alla fine del percorso delle scoperte, ma alla fine dell’Era del Riduzionismo, un periodo storico in cui la falsa ideologia del dominio dell’uomo sulla natura, esercitato mediante le leggi microscopiche, sta per essere spazzata via dagli eventi e dalla logica. Con ciò non voglio dire che le leggi microscopiche siano errate o insensate, ma solo che in molti casi diventano irrilevanti per colpa dei loro figli e nipoti, le leggi superiori di organizzazione.

Per fortuna che c'è il riduzionismo. Ma ora è tempo di meritarci anche la seconda fortuna, e procedere nel cammino.

martedì 20 gennaio 2009

fisica, biologica, sociale ... auto-organizzazione

Un post interessante su non lineare.
Tema di ricerca affascinante... se poi ci mettiamo anche le organizzazioni sociali e le imprese in particolare... che cosa si puó dire, quali sono le relazioni tra i tre tipi di auto-organizzazione, fisica, biologica e sociale? o si tratta di un'unica auto-organizzazione?
Work-in-progress...

giovedì 15 gennaio 2009

sincronie di cervelli

Secondo Jamshed Bharucha, professore di Psicologia alla Tufts University, la chiave sta nella sincronizzazione. Nello specifico, nella sincronizzazione dei cervelli.

La sincronizzazione ha a che fare con il comportamento di gruppo, con valori e comportamenti condivisi, dentro o fuori. Ideologie, emozioni, mode, memi, comunitá etniche, religiose, politiche... Banchi di pesci, stormi di uccelli, branchi di lupi famelici, che se li guardi dall'alto sembrano un tutt'uno, un animale che vive di vita propria.


La sincronizzazione é mediata dalla comunicazione tra cervelli. I canali comunicativi possono essere verbali o non verbali (espressioni facciali, posture, gesti, tono di voce, musica, ecc.). La comunicazione tra le regioni del cervello rappresenta un caso speciale di quella, ben piú ampia, tra cervelli. E su questo, ci dice il prof Bharucha, ci sará un'esplosione di ricerca.


Se, grazie a studi multidisciplinari intersecati, capiremo qualcosa in piú di come i cervelli interagiscono potremo meglio governare, nel bene e nel male, le dinamiche di gruppo, le relazioni interpersonali, l'educazione, le politiche. Si potrá, forse, migliorare la condizione umana. Si potrá, forse, consolidare il potere, distruggere su larga scala. Un'intelligenza collettiva auto-organizzata, che, come si augura Jacques Attali in Breve storia del futuro, speriamo porti all'iperdemocrazia, e non all'iper-conflitto.

venerdì 9 gennaio 2009

after dark

In queste vacanze natalizie sono riuscito a leggere due romanzi, di cui voglio parlare brevemente. Iniziando dal secondo, che é quello che mi ha colpito di piú, stregandomi nei suoi meandri.

After dark, dello scrittore giapponese Murakami. Forse non ho usato l'approccio giusto con questo libro. L'ho divorato voracemente, ma forse meritava di essere assaporato dolcemente. Ma non é stata colpa mia. E' stato l'incantesimo che, in casi fortunati, solo tra libro e lettore si riesce a creare.

Una notte, una sola notte a Tokyo. Le ore scandiscono il procedere dei capitoli. Tutto in una notte. In cui si muovono, si incontrano, si scontrano, si accarezzano... una ragazzina introversa, sua sorella che si trova in un apparente stato vegetativo, un musicista jazz pieno di sogni, la gestrice di un love hotel ex campionessa di lotta femminile, un informatico che lavora fino al mattino successivo, una prostituta cinese diciannovenne.

Una notte, si diceva. Una notte in cui le luci non mancano, in cui le luci sono innanzitutto questi personaggi, che dall'incontro riescono, come il laser in cui emerge un'onda coerente, ad illuminare l'oscuritá che li avvolge. Buio e luce in compresenza, una notte che non esiste senza il giorno e viceversa.

E una cittá, Tokyo, descritta con vividezza impareggiabile da Murakami. Sembra di essere lí. Sembra di vedere, dal vero, un film, con la telecamera che viene magistralmente spostata per farci cambiare prospettiva, angolazione, punto di vista. Molto spesso vediamo Tokyo dall'alto, auto-organizzata come un animale che vive di vita propria, in cui gli individui, pur mantenendo la propria individualitá, contribuiscono a creare il sistema cittá.

Qui, gli opposti convivono. Di buio e luce si é giá detto. E poi, in tutto il romanzo, sogno e realtá, semi-sogno o semi-realtá, confini sfumati e vertigini e brividi. Effetto di straniamento nitidamente descritto nei minimi particolari. Orlo del caos, diremmo noi...

Meritava maggior dolcezza. Murakami mi scuserá se l'ho divorato voracemente. Non avevo altra scelta.

martedì 9 dicembre 2008

stay tuned

Mi scuso con chi segue ComplessaMente.
E' da un bel po' che non riesco a scrivere.
Agli impegni di lavoro si unisce la ricerca e la scrittura per il prossimo libro. Come avevo giá anticipato a qualcuno, sará un libro dedicato all'auto-organizzazione emergente dal basso.
Secondo il premio Nobel Philip Anderson, il mistero piú affascinante della scienza.
E in effetti si fa un viaggio tra laser, strutture dissipative, reazioni chimiche, il DNA, stormi di uccelli, colonie di formiche, eco-sistemi simulati al computer, Wikipedia, e molto altro ancora. Fino ad arrivare a modelli organizzativi innovativi, che promettono di rivoluzionare la nostra concezione delle imprese.
Stay tuned...

venerdì 14 novembre 2008

leonardo e l'expo

Stamattina sentivo alla radio l'Assessore alla Cultura del Comune di Milano che dichiarava che il modello per l'Expo 2015 sará Leonardo Da Vinci, in quanto sintesi tra la cultura umanistica e scientifica.
Mi sembra una gran bella dichiarazione di intenti.
Per colmare il divario tra le due culture, segnalato giá nel 1959 da Charles Snow.
Ricordarsi, peró, che oggi Leonardo é la rete, é disperso, é molti. Emerge dal basso. Se questo sará il Leonardo che fará da modello, ne guadagnerá l'intero sistema Paese.

martedì 4 novembre 2008

responsabile delle risorse umane, responsabile del cambiamento sistemico

Marta Brioschi, manager della Fandis, nel suo blog AAA 'People Manager' cercasi, scrive del ruolo del Responsabile delle Risorse Umane all’interno di organizzazioni chiamate a muoversi in scenari sempre piú complessi. Il suo post é ricco di stimoli.
Volendo sintetizzarlo, vengono individuate due principali dimensioni di azione (o, a volte, non-azione consapevole) per l’HR Manager. Sul piano individuale é necessario educare, nel senso etimologico del termine, cioé aiutare ogni collaboratore a riconoscere in sé e poi a mettere a disposizione degli altri i propri talenti. Sul piano della collettivitá di riferimento, é necessario saper creare il contesto necessario allo sviluppo, trasformando l’azienda “da un luogo di lavoro dove si contrappongono interessi divergenti, in una comunità con delle finalità e un sistema valoriale comuni”.

Il Responsabile delle Risorse Umane (ma forse a questo punto bisognerebbe trovargli un altro nome...), cambiando innanzitutto il modo di intendere il suo ruolo, agisce come catalizzatore innescando il cambiamento dell’intera organizzazione.

Non é piú tempo per mansionari onnicomprensivi che dirigono i comportamenti: invece, poche regole di base per mettere al centro i valori di riferimento. Linee guida che incoraggino l’azione in prima persona, e, in generale, l’aumento dei punti di vista presenti all’interno dell’organizzazione, per decisioni consapevolmente piú complesse. Ed ecco che, cambiando il modo di intendere il suo ruolo, il Responsabile delle Risorse Umane evidenzia il valore delle differenze, intelligenza fluida delle persone in azione, fonte di flessibilitá, capacitá di adattamento. E, tollerando limitati conflitti, ne dimostra il valore come sorgente di creativitá. Certo, come dice Marta, é ancora necessario intervenire sui conflitti e, ove possibile, prevenirli. Ma, sempre piú, l’HR Manager é chiamato a gestirli dinamicamente, portandoli fino all’orlo del caos e infine ricercando soluzioni win-win al momento opportuno.

Poche regole di base, diversitá, gestione dinamica dei conflitti: sfide importanti per il Responsabile delle Risorse Umane. Innanzitutto perché si tratta di atteggiamenti controintuitivi che troveranno forti resistenze all’interno dell’azienda, sia in alto che in basso.
La proprietá si aspetta ancora ordine, razionalitá, controllo... “altrimenti, perché paghiamo un manager come te?”. Ma, non solo. Anche tutti i collaboratori opporranno resistenza: ci si aspetta che chi sta in alto abbia ancora le risposte definitive, dia prova di chiarezza di visione e decisionismo, imponga le regole... “altrimenti, perché paghiamo un manager come te?”. E’ molto piú tranquillizzante, sicura, la gerarchia. Chi é il mio capo? Chi riporta a me? Qual é la mia job description? A queste domande ci si aspetta ancora risposte nette, possibilmente formalizzate su un foglio di carta firmato. Perché poi le questioni pratiche, che ogni giorno viviamo in azienda, sono queste...

E allora il Responsabile delle Risorse Umane che vuole essere il motore del cambiamento in direzione della complessitá deve essere pieno di coraggio. Dovrá, come visto, scontrarsi con molte porte chiuse. E, soprattutto, dovrá impostare un cambiamento sistemico, un vero e proprio nuovo paradigma che potrebbe scardinare modelli mentali radicati e che hanno funzionato molto bene fino ad oggi, portando crescita costante, aumento del fatturato, profitto.

Innanzitutto un cambiamento culturale: fare capire che quel modello non é piú sufficiente. E poi il cambiamento diventa organizzativo: nuovi modelli di impresa (ad esempio l’organizzazione cellulare, quella olografica, quella olonica, quella circolare, ecc.) si impongono, superando la “vecchia gerarchia”. Ancora, il cambiamento tocca i processi, sempre piú orientati all’imprenditorialitá e al rapporto continuo con il consumatore (ad esempio, nel processo di innovazione, l’approccio open innovation, lead-users, ecc.). E poi, lo sappiamo, si va a finire sempre lí: e i salari, i benefit, quote fisse o variabili? Tutto il sistema di indicatori di prestazione sui quali valutare quote sempre maggiori del salario variabile annuale va ripensato coerentemente con questo cambiamento sistemico.

Il Responsabile delle Risorse Umane diventa di fatto il Responsabile del Cambiamento Sistemico. Ci vuole, peró, una buona dose di coraggio...

giovedì 23 ottobre 2008

per una scuola di eccellenza

Che non é vero che tutto non va, che solo le notizie negative fanno clamore. Che non bisogna parlare della scuola solo quando é occupata.
Tra i casi segnalati dal Ministero della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione nell'ambito dell'iniziativa Non solo fannulloni, particolare nota anche per gli argomenti trattati in questo blog merita la Direzione Didattica del 3° Circolo San Giovanni Bosco di Massafra (Taranto).

Obiettivo: una scuola di eccellenza. Primo step: certificazione qualitá UNI EN ISO 9001:2000. Poi, il progetto Philosophy for Children (altri progetti, rappresentati nella loro complessitá tramite mappe concettuali, qui).

Soprattutto, una scuola intesa come micro-organizzazioni, rete di figure capaci di interpretare la vision della scuola, di raccogliere le energie professionali migliori e di proiettarle a vantaggio dell’intera istituzione. Che vision complessa, addio antica gerarchia!

C'é di piú. Micro-organizzazioni auto-organizzate. Leadership diffusa: il cambiamento non é imposto dall'alto, ma il 93% dei docenti è coinvolto in attività finalizzate al miglioramento continuo dell’organizzazione.
In questo senso, cito dal sito, il Dirigente Scolastico rappresenta “il volto fondamentale e primario di riferimento per la costruzione di un’identità pedagogico – organizzativo – amministrativa capace di coinvolgere in una rete, insieme efficace e formativa, il tessuto di istanze, di esigenze,di strumenti, di regole e di competenze che costituiscono il terreno reale di vita in cui una scuola si esprime”. E si configura come un leader capace di trasmettere voglia di migliorare, di innovare, di promuovere positive relazioni e crescere e far crescere professionalmente, di liberare, per dirla con Bennis, “il capitale intellettuale” proprio e delle persone chiamate a collaborare.

Alcuni risultati: aumento dai 618 iscritti nell’a.s. 2004/2005 agli attuali 930 alunni (+33%); Customer Satisfaction rilevata del 90% per gli alunni, del 95% per i genitori, del 92% per gli operatori scolastici; gradimento dell’offerta formativa da parte degli alunni al 90%. E cosí via.

Auto-organizzazione, rete emergente dal basso, per una scuola di eccellenza ai tempi della complessitá.

martedì 23 settembre 2008

auto-organizzarsi per sopravvivere

Il disordine ha già salvato la vita a migliaia di individui. In guerra basta spesso la più piccola deviazione da un ordine per portare in salvo la pelle.

Bertolt Brecht (1898-1956), commediografo tedesco

giovedì 28 agosto 2008

IWSOS 2008

Segnalo questo convegno sull'auto-organizzazione: dal 10 al 12 dicembre 2008, a Vienna, il terzo International Workshop on Self-Organizing Systems (IWSOS).
Principali argomenti di quest'anno (dal sito):

Self-organization and self-management
Self-configuration and self-optimization
Self-protection, -diagnosis, and -healing
Autonomic networking principles and practice
Control theory based models and approaches of self-organization
Feedback control in networked systems
Group-forming networks and techniques
Programmable and cognitive networks for self-organization
Visualization of network system state
Inspiring models of self-organization in nature and society (e.g., bio-inspired or based on game theory)
Risks in self-organization and risk management techniques
The (un-)controllability of self-organizing or emergent systems
Quality of Service / service level agreements and self-organization
Resilience, robustness and fault tolerance for networked systems
Security in self-organizing networked systems
Self-* sensor and ad-hoc networks
Self-* techniques in peer-to-peer networks
Self-organization of over- and underlays and in cross-layering
Self-* networks and networked systems for ubiquitous computing
Self-organization in heterogeneous network convergence
Evolutionary principles of the (future, emerging) Internet
Self-configuring place-and-play mobile networks
Self-organizing vehicular adhoc networks
Self-organizing multi-service networks and multi-network services
Methods for configuration and management of large, complex networks
Applications, e.g. the self-organizing home network
The human in the loop of self-organizing networks

martedì 8 luglio 2008

post-fordismo e nord-est

Via Luca De Biase, scopro un interessantissimo blog: First Draft. Le vie della rete sono infinite... scopro un gruppo di ricercatori e professori di Venezia che riflette su innovazione, nuovi modelli di business, complessità. Siamo a un centinaio di km di distanza, ma non ci conoscevamo. La rete ci ha resi ancora più vicini di quel centinaio di km.

Nell'ultimo post parlano di meritocrazia in Italia, a partire dalla lettura del libro Meritocrazia di Roger Abravanel. Non ho letto il libro, ma la recensione e i commenti mi hanno consentito di abbozzare qualche commento.
Il problema è che molti osservatori esterni, ma altrettanti osservatori interni, basano le loro analisi su una logica perfettamente lineare, basata sul principio causa-effetto. Una causa, un effetto, proporzionale alla causa. Non è così nella complessità, lo sappiamo. Complessità è circoli interconnessi e cause intrecciate ad effetti.
Dunque, osservatore straniero o italiano. Dice: "investi in ricerca, se vuoi essere competitivo". Trovata la legge, la strada per il successo. Ma, appunto, non è così semplice, così lineare, così rassicurante.

Signor osservatore straniero o italiano, perchè l'Italia, e il Nord-Est in particolare, pur investendo poco in ricerca rispetto ad altri Paesi industrializzati, non è nelle condizioni di Paesi molto meno sviluppati? Forse la legge lineare non tiene in considerazione tutti i fenomeni...
Ad esempio l'indicatore "investimenti in ricerca" non tiene per nulla in considerazione il capitale relazionale, gli investimenti in connessioni. Il modello Nord-Est è risultato competitivo pur in alternativa al fordismo. Ha infatti basato la propria competitività sulle connessioni locali, sulla forza del territorio, in altre parole sull'emergenza dal basso, auto-organizzandosi nei distretti. Un grandissimo capitale relazionale sedimentato nel territorio è stato la chiave della competitività e l'asset su cui è emerso questo modello di post-fordismo.

Non credete ad osservatori superficiali, alla ricerca di un'unica causa, un unico modello vincente, un'unica ricetta per il successo. La realtà è complessa e la rete chiama alla sperimentazione di nuove vie. Sperimentare ed imparare, ri-orientando il cammino mentre si va. A questo saremo chiamati.

martedì 20 maggio 2008

Leonardo emergente

Ed ecco il mio video per sci(bzaar)net. Sono 13 minuti, sulla mia esperienza con il blog e su second life. Sull'impossibilita', oggi, di un Leonardo, mito dell'onniscienza. Oggi Leonardo emerge dal basso, da contributi multidisciplinari dispersi in rete. Leonardo non e' uno, e' molti interconnessi.

Chiedo scusa per la qualita' pessima delle riprese. Tutto auto-prodotto. Auto-organizzato appunto :)


Leonardo emergente a sci(bzaar)net from lucacomello on Vimeo.

sabato 10 maggio 2008

martedì 6 maggio 2008

rock'n'roll (auto-organized) robots

Non sono simpatici questi robottini auto-organizzati? Nessuno ha imposto loro di evitare l'ostacolo. Si tratta di un comportamento emergente.


Boids senza leader from lucacomello on Vimeo.

lunedì 5 maggio 2008

senza leader

Poche e semplici regole locali. Solitamente due o tre, che richiedono agli agenti di mantenersi a contatto con i propri vicini ma evitando le collisioni.
E gli agenti hanno tutti le medesime informazioni, le due o tre regole locali. Nessun leader. Emergono comportamenti collettivi straordinariamente organizzati, auto-organizzati. Come nella seguente simulazione. Nessun leader, tutti gregari.


Ciclisti auto-organizzati from lucacomello on Vimeo.

mercoledì 23 aprile 2008

breve storia del futuro

Ho appena terminato la lettura di Breve storia del futuro, di Jacques Attali.
Un libro che consiglio, ricco di stimoli. Una storia del capitalismo fino ad oggi, e soprattutto una "storia del futuro", di qui ai prossimi 100 anni. Certo, nessuno ha la bacchetta magica, il futuro è imprevedibile e piccole cause possono generare grandi effetti, ma Attali evidenzia con grande precisione alcune delle dinamiche complesse in atto.

Cosa ci attende nel futuro?

Innanzitutto l'iperimpero, ovvero la vittoria del mercato sugli Stati, un mercato che diventa planetario e porta al superamento del concetto stesso di Stato.
Secondo Attali, la dinamica in atto è sempre la medesima: un servizio pubblico si trasforma in servizio privato e successivamente in prodotto di massa. Quando tutti o quasi i servizi pubblici (compresi sicurezza, sorveglianza, sanità) saranno prodotti di massa, gli Stati non esisteranno più. Al più tardi intorno al 2050 comincerà una lenta decostruzione degli Stati nati più di mille anni fa. Prima ondata del futuro: l'iperimpero, società planetaria volatile, noncurante, egoista e precaria. Nessuna fedeltà, nè nazionale, nè politica, nè culturale.

E, a questo punto, due scenari differenti. La fine dell'umanità o la salvezza.

Fine dell'umanità, seconda ondata del futuro: l'iperconflitto. Dopo la violenza del denaro, quella delle armi. Conflitti locali e globali: guerre di penuria (petrolio e acqua), guerre di frontiera (dal Medio Oriente all'Africa), guerre di influenza, guerre tra pirati e sedentari. Niente di impossibile, potrebbe essere la fine dell'umanità.

O, invece, dopo il mercato e le armi, il bene. Secondo Attali, i disastri sono, per la natura umana, i migliori avvocati del cambiamento. E, quindi, terza ondata del futuro: l'iperdemocrazia. Accanto all'economia di mercato, un'economia dell'altruismo, della gratuità, del dono, dell'interesse generale. Un'economia relazionale, in cui verrà tutelato il complesso degli elementi che rendono possibile e dignitosa la vita: il clima, l'aria, l'acqua, la lbertà, la democrazia, le culture, le lingue, i saperi. La Storia, secondo Attali, spingerà verso l'emergenza auto-organizzata di una intelligenza collettiva, dotata di una memoria collettiva, che conserverà e accumulerà il proprio sapere.

E in questo stato auto-organizzato, in cui il tutto è maggiore della somma delle parti, finirebbe la storia dell'homo sapiens. Non con l'annientamento, come nelle prime due ondate del futuro, ma con il suo superamento.

giovedì 20 marzo 2008

auto-organizzazione sui palazzi di Torino

Craig Reynolds, un ingegnere informatico californiano, ha simulato al computer uno stormo di uccelli (BOIDS), in cui ogni agente si comporta seguendo tre semplici regole all’interno del vicinato.
Incredibile, gli uccelli informatici formano uno stormo che si muove armoniosamente sullo schermo, dividendosi in due gruppi per evitare ostacoli, per poi ricongiungersi appena superata la barriera. Il comportamento non è stato programmato nelle regole ma emerge spontaneamente dalla realizzazione parallela di esse: auto-organizzazione.


Via openp2pdesign (grazie all'indicazione di Federico Bo) segnalo un progetto di design ispirato alla complessità. Lo studio torinese Todo design ha utilizzato gli algoritmi di Reynolds su momumenti torinesi. Il monumento è l'ambiente in cui stormi o banchi si muovono, si aggregano, vivono, evitando gli ostacoli costituiti da porte e finestre per poi ricongiungersi. Guardate il risultato. Che vita, che complessità emergente sui palazzi di Torino.


ARTIFICIAL.DUMMIES from todo.to.it on Vimeo.E qui la spiegazione del processo:

Artificial Dummies, the process from todo.to.it on Vimeo.

mercoledì 19 marzo 2008

istantanee frattali dalla complessità

Bellezza, ordine, novità, vita emergono da poche e semplici regole: auto-organizzazione. La geometria del mondo non è la perfezione euclidea progettata dall'alto, ma la complessità della realtà frattale, risultato di una semplicità nascosta.

Da Viaggio nella complessità, ecco un passo sulla geometria frattale:
Perfetti cerchi, triangoli, superfici regolari, ovvero da due millenni la geometria euclidea. Gli artisti vi trovarono una bellezza ideale, gli astronomi tolemaici costruirono su di essa una teoria dell’universo. Ma oggi vi è anche una nuova geometria, che riflette un universo irregolare, non arrotondato; scabro, non liscio. È una geometria del bucherellato, butterato e rotto, del contorto, aggrovigliato e intrecciato. Introdotta dal matematico polacco Benoit Mandelbrot, la geometria frattale.
I frattali sono forme irregolari, a volte goffe a volte slanciate, spesso aggrovigliate e attorcigliate su se stesse. Create al computer, sono forme auto-organizzate, emergenti da poche e semplici regole di base.


Guardate le opere di Gianfranco Pugliese, esponente del frattalismo. A me piace particolarmente questa qui sopra. Usando il software Ultrafractal, istantanee dalla complessità, o, con le parole dello stesso Pugliese:
Il tema fondamentale è l’idea della dinamica del mondo ("tutto scorre", tutto è in movimento, tutto cambia) e la rappresentazione di questo incessante movimento attraverso la complessità di tutto ciò che osserviamo fuori e dentro di noi. Quindi, non solo complessità dei fenomeni, ma anche, e soprattutto, complessità delle nostre emozioni e sentimenti, della nostra mente, della nostra interpretazione delle cose, del nostro essere. Complessità che è prodotta da quella dinamica e al contempo di essa generatrice.

Auto-organizzazione, orlo del caos, complessità in azione, pulsare di vita.