Visualizzazione post con etichetta connessioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta connessioni. Mostra tutti i post

martedì 9 novembre 2010

sveglia italia


Sull'ultimo Wired, Guido Romeo accende i riflettori sulla banda larga. Un investimento di 20 Miliardi di Euro che potrebbe far veramente correre il Paese ma che non compare mai nell'agenda politica.

L'articolo spiega benissimo perché un investimento nella banda larga é fondamentale per l'Italia, ma poi non propone alcun passo concreto per cercare di realizzarlo, probabilmente perché le idee devono emergere dal basso, pre-condizione per il cambiamento.

Io per il momento segnalo l'articolo, di modo che anche altri possano conoscerlo e diffonderlo e inizi a crearsi un network, un gruppo informale che possa generare idee.

Leggete l'articolo. E poi avanti con le idee. Perché il cambiamento non puo' che emergere dal basso.

giovedì 22 gennaio 2009

isole

Perchè le connessioni, potenti, sempre più, sono ovunque. Perchè sono alla base dei fenomeni di auto-organizzazione che osserviamo intorno a noi.
Nelle politiche, ecologie, culture, che, seppure in crisi, ci sono, come nostre costruzioni sempre dinamiche, in attesa che nuove connessioni stabilite o vecchie che vengono separate dalla rete conducano a inaspettate configurazioni.
Nelle imprese, nonostante il periodo.
Nei mercati azionari, che pure in questi momenti sono nell'occhio del ciclone.

Qui, ciascuno può giocare la sua partita, può creare o distruggere. La campana suona per tutti noi. Una grande responsabilità che, se condivisa, saremo in grado di cogliere.


Nessun uomo è un'isola, John Donne


Nessun uomo è un'isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l'Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:

Essa suona per te.

martedì 30 settembre 2008

visualizzare complessitá

Complessitá, reti ovunque.
Reti neurali, organizative, trasporti, eco-sistemi, social networks, internet, ecc. ecc.
Guardatele.
Ad esempio, questa é una rete neurale.

Ecco la rete dei trasporti di Tokyo.


E la blogosfera di Singapore?


E cosí via.

Visualizzate anche voi la complessitá che é ovunque su visualcomplexity.com.



lunedì 1 settembre 2008

anche se ti chiami Calatrava

Anche se ti chiami Calatrava, non puoi fare tutto da solo. Ma nemmeno se ti chiamassi Leonardo. Nella complessitá non esiste piú il mito dell'onniscienza: assoldo Leonardo perché mi faccia quel progetto, lui sa tutto, magari pagheró caro ma avró il risultato voluto. E se ingaggio quell'amministratore delegato risano la mia azienda. Semplice, semplicistico.

Ma, anche se ti chiami Calatrava, non puoi fare tutto da te. Perché progettare significa multiple connessioni, discipline intersecate e fattori e interessi a volte contrastanti da unire in un tutto sistemico. Per cui magari a Venezia puoi fare un ponte bellissimo, ma inadatto per i disabili.

Cito, da First Draft, e sottoscrivo:

Di questi tempi, abbiamo capito, almeno a parole, che l’innovazione non è un fatto semplicemente ingegneristico, né un processo da limitare a qualche ufficio con l’etichetta R&D. Innovare significa farsi carico dei significati che un prodotto porta con sé, soprattutto ascoltando coloro che questo prodotto lo dovranno usare. Non perché l’ascolto è un gesto di carità cristiana, ma perché l’utilizzatore di un servizio ha una sua intelligenza e magari qualche proposta la può pure fare.

Progettare nella complessitá é muoversi nell'eco-sistema dell'innovazione, facendo rete con tutti gli attori in gioco. Sono sempre di piú e, quindi, l'innovazione puó diventare molto faticosa, a volte frustrante. Ma, anche se ti chiami Calatrava, é importante che tu lo capisca. Resterai Calatrava solo se sarai disperso, sarai molti.

sabato 23 agosto 2008

sono tutte palle!

Forse il gioco del biliardo è una metafora della vita. Con le sue traiettorie precise, dove non conta la fortuna, se sbagli è solo causa tua. Un ordine così silenzioso da far apparire tutto il resto, i piccoli e grandi accadimenti di ogni giorno, come deviazioni dalla perfezione euclidea, da ricondurre ad equilibrio. Il biliardo è una metafora della vita. La perfezione massima è colpire la palla e farla ritornare nell'identico punto di partenza, nè un millimetro più nè un millimetro meno. Lì, dove deve essere.

No, questa perfezione non è di questo mondo, non ci appartiene. Piccole deviazioni dall'equilibrio si amplificano creando nuovi mondi inaspettati, percorsi di senso e scenari mai percorsi. Succede che il per sempre diventa mai. Succede che arriva l'asfalto, scoppiano bombe, farfalle battono ali e creano uragani, sale il vento, il velo del tempio si squarcia.
Ma il biliardo può essere davvero una metafora della vita. Abbassandoci, cambiando visuale, stringendo gli occhi, capiamo che è impossibile fare fermare la palla nell'identico punto di partenza. Il panno verde è un complesso intreccio di fili, la palla bianca è molecole, il matrimonio tra i due mondi non è regolato dal per sempre, ma dal principio di indeterminazione. No, la palla non si ferma nell'identico punto di partenza. Mai! Allora sì il biliardo è una metafora della vita. Non c'è la razionalità perfettamente ordinata, c'è complessità, contingenza, approssimazioni successive. Si può perdere una medaglia d'oro per 4 millesimi di secondo.


Ps: la riflessione sul biliardo come metafora della vita è frutto della lettura del bel romanzo L'acchito di Pietro Grossi.

lunedì 11 agosto 2008

il senso e la narrazione

Un altro saggio che ho letto e apprezzato molto durante queste vacanze é Il senso e la narrazione di Giuseppe O. Longo. Pagine che raccontano dell’importanza del racconto, che da sempre dá voce al nostro inesauribile bisogno di senso. Comunichiamo, raccontiamo, narriamo, perché non possiamo farne a meno, per il nostro inesauribile bisogno di senso. Ciascuno di noi non fa altro che raccontare e raccontarsi interminabilmente una storia di sé stesso nel mondo.

E, nella complessitá, il racconto é fondamentale. Il complicato puó essere condensato in un’equazione, ma il complesso, il complesso no, puó essere solo raccontato. Scrive Longo:
Alla descrizione asettica, impassibile, neutra corrispondente agli strumenti computazionali e misurativi bisogna affiancare la narrazione: arborescente, impura, colorita, odorosa, meticciata e passionale.

Ancora meglio, la complessitá é racconti, al plurale, ciascuno diverso dagli altri. Non esiste un’unica veritá assoluta, inconfutabile, per sempre, ci sono solo racconti complementari che evidenziano parti di realtá. Ricchezza della diversitá e potere delle connessioni che integrano i punti di vista:
Esistono infinite descrizioni e ciascuna apporta un granello di verità: un aspetto etico rilevante della complessità è che non possiamo accontentarci di una descrizione, ma dobbiamo prenderne in considerazione tante, al limite infinite. Dobbiamo, accanto alla nostra o alle nostre descrizioni, accettare anche le descrizioni dell’Altro, riconoscendo loro pari dignità. […] Tutte le descrizioni sono complementari, nessuna esaurisce il mondo.

Crollano le veritá assolute, crolla la gerarchia dei saperi, compartimenti a tenuta stagna. Oggi c’é la rete dei saperi, intramata di assonanze e di analogie, che sempre più si rivela come il vero fondamento costitutivo dei saperi e delle culture e l’unico che può restituire senso globale all’attività di ricerca scientifica.
Oggi c’é la cultura dell’and, di accettazione, dove il tutto é maggiore della somma delle parti. E il racconto, emarginato dalla pretesa egemonica della scienza e relegato a superstizione, ha una sua grande dignitá, perché illumina piccole lande buie dell’esistenza, dove i simboli matematici non arrivano. Il complicato puó essere condensato in un’equazione, ma il complesso, il complesso no, puó essere solo raccontato.

Complessitá, esistenza come una pluralitá di racconti, come romantici romanzi d’amore e pagine da ridere fino al mal di pancia o da piangere fino a svuotarsi. Nelle parole di Ernesto Illy, nella prefazione a Prede o ragni: come ascoltare un coro, ricco di mille voci. Ecco la complessitá. Non la veritá, solo la veritá del dubbio. E, sebbene non lo raggiungiamo mai, non lo raggiungeremo mai, ecco che nel nostro viaggio, raccontando e raccontandoci, ci avviciniamo al senso.

martedì 8 luglio 2008

post-fordismo e nord-est

Via Luca De Biase, scopro un interessantissimo blog: First Draft. Le vie della rete sono infinite... scopro un gruppo di ricercatori e professori di Venezia che riflette su innovazione, nuovi modelli di business, complessità. Siamo a un centinaio di km di distanza, ma non ci conoscevamo. La rete ci ha resi ancora più vicini di quel centinaio di km.

Nell'ultimo post parlano di meritocrazia in Italia, a partire dalla lettura del libro Meritocrazia di Roger Abravanel. Non ho letto il libro, ma la recensione e i commenti mi hanno consentito di abbozzare qualche commento.
Il problema è che molti osservatori esterni, ma altrettanti osservatori interni, basano le loro analisi su una logica perfettamente lineare, basata sul principio causa-effetto. Una causa, un effetto, proporzionale alla causa. Non è così nella complessità, lo sappiamo. Complessità è circoli interconnessi e cause intrecciate ad effetti.
Dunque, osservatore straniero o italiano. Dice: "investi in ricerca, se vuoi essere competitivo". Trovata la legge, la strada per il successo. Ma, appunto, non è così semplice, così lineare, così rassicurante.

Signor osservatore straniero o italiano, perchè l'Italia, e il Nord-Est in particolare, pur investendo poco in ricerca rispetto ad altri Paesi industrializzati, non è nelle condizioni di Paesi molto meno sviluppati? Forse la legge lineare non tiene in considerazione tutti i fenomeni...
Ad esempio l'indicatore "investimenti in ricerca" non tiene per nulla in considerazione il capitale relazionale, gli investimenti in connessioni. Il modello Nord-Est è risultato competitivo pur in alternativa al fordismo. Ha infatti basato la propria competitività sulle connessioni locali, sulla forza del territorio, in altre parole sull'emergenza dal basso, auto-organizzandosi nei distretti. Un grandissimo capitale relazionale sedimentato nel territorio è stato la chiave della competitività e l'asset su cui è emerso questo modello di post-fordismo.

Non credete ad osservatori superficiali, alla ricerca di un'unica causa, un unico modello vincente, un'unica ricetta per il successo. La realtà è complessa e la rete chiama alla sperimentazione di nuove vie. Sperimentare ed imparare, ri-orientando il cammino mentre si va. A questo saremo chiamati.

domenica 15 giugno 2008

dove nasce l'innovazione

Per la prima volta dopo l'impresa fordista, l'innovazione, la vera innovazione, è fuori, ammesso che esistano ancora un "fuori" e un "dentro". Fuori dai confini dell'azienda. Fuori, nel mondo, nella rete, si stanno creando significati e narrazioni ad una velocità senza precedenti.

E non solo significati e narrazioni. Anche prodotti, servizi, modelli di business.

Eric Von Hippel, MIT Sloan School of Management, ha sviluppato la teoria dei lead users. Consumatori, utilizzatori che non si accontentano dei prodotti massificati, confezionati per loro come per milioni di altri. Loro hanno bisogni diversi, loro sentono il bisogno di innovare. Loro vogliono esplorare il Tesoro delle possibilità.

In Democratising innovation, Von Hippel sintetizza così questo cambiamento:

We have learned that lead users sometimes develop and modify products for themselves and often freely reveal what they have done. We have also seen that many users can be interested in adopting the solutions that lead users have developed. Taken together, these findings offer the basis for usercentered innovation systems that can entirely supplant manufacturer-based innovation systems under some conditions and complement them under most. User-centered innovation is steadily increasing in importance as computing and communication technologies improve.

L'intelligenza fluida di cui parla il prof. Rullani è all'opera. Nei blog, nelle communities, nei forum, su Second Life, ovunque. Nella rete, appunto. E, nella sua fluidità, sembra essere perfettamente adatta a questa società liquida.

martedì 10 giugno 2008

sincronicità?

Domenica scrivevo il post more is different dedicato al lavoro di Philip W. Anderson.
Lo stesso giorno, mi dicono, è uscito un articolo su Il Sole 24 Ore dedicato sempre al fisico premio Nobel nel 1977. Mi dicono hai preso spunto, qualcuno scherza e dice hai fatto copia e incolla dal Sole?
Niente di tutto questo! E' stato un caso, o forse sincronicità. Ovvero quello che che la gente chiama coincidenza, non linearmente derivante da un rapporto causa-effetto.
Come uno scarabeo che sbatte sul davanzale dello studio di Jung mentre una sua paziente gli sta raccontando di averne sognato uno d'oro.
Oppure, più romanticamente, come dopo l'isola di H incontrarsi nella metropolitana di Parigi, riconoscersi tra miliardi di persone, unico luogo e unico istante possibile tra miliardi di luoghi, miliardi di istanti.

Grazie a Marcella Messina, dottoranda del CE.R.CO di Bergamo, per la consulenza sulla sincronicità.

domenica 8 giugno 2008

complessità nelle reti di trasporto

I casi della vita, si dice. Con Fabio Lamanna giocavo da bambino, al campetto di fronte casa.
Poi ci siamo persi di vista.
Ora lo ritrovo e fa queste cose qua.

Questa è la rete di U-bahn, S-bahn, Regional Bahn e Metronetz di Berlino. Complessità nelle reti di trasporto. Utilizza strumenti della teoria della complessità e delle reti per analizzare ed ottimizzare i trasporti. Qualcuno sostiene ancora che la complessità è solo una metafora?

Vi rimando a moto browniano per la spiegazione del progetto di Fabio.

martedì 18 marzo 2008

apprendimento che emerge dal basso

Stuart Kauffman ha simulato la nascita della vita, il suo collega a Santa Fe John Holland ha simulato la crescita auto-organizzata del cervello. Ecco il mitico Conceptor, sviluppato nei laboratori IBM, padre delle simulazioni di reti neurali (RN) oggi impiegate negli studi sull’Intelligenza Artificiale.

Un insieme di nodi, come neuroni, e di connessioni, come sinapsi. Ogni nodo è un piccolo computer che memorizza alcune informazioni sul suo stato interno, e ad ogni sinapsi è assegnato un “peso”, una misura della forza di quel collegamento. Man mano che la rete simulata acquista esperienza i pesi si modificano: circoli autorinforzanti.

Lo scopo della simulazione è ottenere forme di apprendimento emergente. E, sembra proprio così: le reti neurali apprendono a riconoscere e classificare determinati input. In questo modo possono essere utilizzate per la risoluzione di classi di problemi senza essere programmate con approccio top-down. Oggi vengono utilizzate nei software di OCR, nei sistemi di riconoscimento facciale, nelle analisi di data mining, finanziarie o meteorologiche.

Vita che emerge dal basso. Apprendimento che emerge dal basso.

lunedì 17 marzo 2008

noi siamo auto-organizzazione

Ho già parlato di stormi e di organizzazioni sociali. Auto-organizzazione all'opera.
Ma l'auto-organizzazione è innanzitutto all'opera in ciascuno di noi. Siamo sistemi complessi auto-organizzati.

La vita stessa è emergenza dal basso. I singoli geni che interagiscono tra loro all'interno delle reti genetiche fanno sì che emergano le cellule.
Stuart Kauffman, biologo del Santa Fe Institute, ha simulato la nascita della vita al computer, tramite i modelli NK. N geni, K connessioni per ciascun gene. Ebbene, all'orlo del caos (poche connessioni per ogni gene), considerando 100.000 geni, Kauffman ha dimostrato che emergono circa 317 possibili configurazioni, ovvero 317 tipi di cellule diverse. Incredibile: questo numero è confrontabile e dello stesso ordine di grandezza del numero di tipologie di cellule diverse ad oggi note, cioè 254. Vita che emerge dal basso.

E poi la coscienza, l'intelligenza, la mente. Sono proprietà emergenti. Che i singoli neuroni non hanno. Il tutto è maggiore della somma delle parti: auto-organizzazione again. Alberto Gandolfi, autore di Formicai, imperi, cervelli. Introduzione alla scienza della complessità (1999):
Possiamo studiare per anni e anni ogni dettaglio dei neuroni, ma non arriveremo in questo modo a capire perché adoriamo la musica di Mozart, perché siamo scarsi in matematica o perché ci stiamo innamorando.

Noi siamo auto-organizzazione. Secondo il premio Nobel per la fisica
Robert Laughlin: "Il senso di ciò che sono trascende gli atomi di cui sono fatto". Vita che emerge dal basso.

mercoledì 12 marzo 2008

saltiamo, saltiamo!

Eccola, la complessità. E' un paesaggio gommoso.

Avete presente quei castelli gonfiabili in cui giocano i bambini? Ogni nostro passo modifica il paesaggio e il paesaggio si modifica ad ogni passo delle altre persone a noi vicine.

Saltiamo. Solo così, in eterno salto, potremo non cadere.

lunedì 10 marzo 2008

blogosfera, stormi e il senso emergente

Secondo Felter, la blogosfera è come uno stormo di uccelli. Poche e semplici regole di base, senza leader riconosciuti. Pochi individui hanno capito dove andare, gli altri, semplicemente, viaggiano. La meta non conta, conta il viaggiare.

A differenza degli stormi, noi siamo alla ricerca di un senso. In qualunque cosa facciamo. Ma, nella complessità, il senso molto spesso viene dopo. Il senso, molto spesso, è solo ex-post.
Ciò nonostante è importante provare a raccontare il cammino mentre camminiamo. Il racconto, la bozza di un racconto, è in itinere. Dalla bozza di un racconto, meglio, dalle bozze di milioni di racconti che interagiscono tra loro, emergerà il senso. Ciascuno di noi contribuisce a crearlo con uno scritto, un'immagine, un video, un link.

mercoledì 5 marzo 2008

le conseguenze di un battito d'ali

Sul Gazzettino di ieri, Luca Orsenigo ha recensito Viaggio nella complessità, sottolineando in particolar modo l'effetto butterfly. Nella complessità, la presenza di numerose interconnessioni non lineari fa sì che in adeguate circostanze piccole cause possano avere effetti inimmaginabili.
Il battito d'ali di una farfalla in Cina può provocare un tifone negli Stati Uniti. Le conseguenze di un battito d'ali.

Orsenigo fa riferimento al film Babel. Tutto nasce da un accidentale colpo di fucile sparato nelle montagne del Marocco. A cascata, il dolore e le conseguenze coinvolgono in breve tempo uomini e donne ai quattro angoli della terra. Effetto domino, palla di neve che rotolando diventa valanga.

Possiamo essere creatori attivi della realtà. Una nostra piccola azione, una parola, uno scritto possono generare effetti non previsti. Abbiamo un ruolo, importante. Ci muoviamo in paesaggi gommosi, come castelli per bambini, che si deformano ad ogni nostro passo e ad ogni passo di ogni altra persona. Possiamo creare attivamente la realtà.
Ma è anche una grande responsabilità. Con altrettanta facilità possiamo distruggere. Bisogna prestare attenzione a quel che facciamo perchè le conseguenze possono sfuggirci di mano.

E', questo, l'aspetto etico della complessità.

lunedì 25 febbraio 2008

vita e colore ai sistemi complessi

Roberta Buzzacchino è questa cosa qui sotto. Roberta crea mappe mentali e si è creata così.

La
preparazione di una mappa è semplice:
1. al centro di un foglio bianco disegnare l’argomento,
2. dal centro tracciare linee curve su cui porre parole/immagini collegate all’idea centrale,
3. continuare in senso orario seguendo una struttura radiale,
4. colorare in abbondanza.

Ovvero, come nel sottotitolo del
blog di Roberta: girare il foglio da verticale ad orizzontale, passare dalla scrittura lineare a quella radiale, usare tutti i colori, liberare la creatività.

Passare dalla scrittura lineare a quella radiale. Roberta ha preso Viaggio nella complessità (scrittura lineare) e lo ha trasformato in
mappa della complessità (scrittura radiale). Nell'ultimo numero di Persone & Conoscenze, il libro è stato recensito radialmente, con questa mappa. Credo si tratti della prima volta in Italia.


I concetti del libro che hanno più colpito Roberta. Lo smarrimento, ovvero la diritta via smarrita da Dante. Il cervello, il sistema più complesso dell'universo. La piega di un foglio del complicato e l'intreccio del complesso. L'attimo creativo, la bellezza, il cuore, la meraviglia.

Carta, colori e creatività. Ci sarebbero anche software ad hoc. Ma, meglio, carta, colori e creatività. Per rappresentare, vive e colorate, le connessioni che danno vita e colore ai sistemi complessi.