lunedì 11 agosto 2008

il senso e la narrazione

Un altro saggio che ho letto e apprezzato molto durante queste vacanze é Il senso e la narrazione di Giuseppe O. Longo. Pagine che raccontano dell’importanza del racconto, che da sempre dá voce al nostro inesauribile bisogno di senso. Comunichiamo, raccontiamo, narriamo, perché non possiamo farne a meno, per il nostro inesauribile bisogno di senso. Ciascuno di noi non fa altro che raccontare e raccontarsi interminabilmente una storia di sé stesso nel mondo.

E, nella complessitá, il racconto é fondamentale. Il complicato puó essere condensato in un’equazione, ma il complesso, il complesso no, puó essere solo raccontato. Scrive Longo:
Alla descrizione asettica, impassibile, neutra corrispondente agli strumenti computazionali e misurativi bisogna affiancare la narrazione: arborescente, impura, colorita, odorosa, meticciata e passionale.

Ancora meglio, la complessitá é racconti, al plurale, ciascuno diverso dagli altri. Non esiste un’unica veritá assoluta, inconfutabile, per sempre, ci sono solo racconti complementari che evidenziano parti di realtá. Ricchezza della diversitá e potere delle connessioni che integrano i punti di vista:
Esistono infinite descrizioni e ciascuna apporta un granello di verità: un aspetto etico rilevante della complessità è che non possiamo accontentarci di una descrizione, ma dobbiamo prenderne in considerazione tante, al limite infinite. Dobbiamo, accanto alla nostra o alle nostre descrizioni, accettare anche le descrizioni dell’Altro, riconoscendo loro pari dignità. […] Tutte le descrizioni sono complementari, nessuna esaurisce il mondo.

Crollano le veritá assolute, crolla la gerarchia dei saperi, compartimenti a tenuta stagna. Oggi c’é la rete dei saperi, intramata di assonanze e di analogie, che sempre più si rivela come il vero fondamento costitutivo dei saperi e delle culture e l’unico che può restituire senso globale all’attività di ricerca scientifica.
Oggi c’é la cultura dell’and, di accettazione, dove il tutto é maggiore della somma delle parti. E il racconto, emarginato dalla pretesa egemonica della scienza e relegato a superstizione, ha una sua grande dignitá, perché illumina piccole lande buie dell’esistenza, dove i simboli matematici non arrivano. Il complicato puó essere condensato in un’equazione, ma il complesso, il complesso no, puó essere solo raccontato.

Complessitá, esistenza come una pluralitá di racconti, come romantici romanzi d’amore e pagine da ridere fino al mal di pancia o da piangere fino a svuotarsi. Nelle parole di Ernesto Illy, nella prefazione a Prede o ragni: come ascoltare un coro, ricco di mille voci. Ecco la complessitá. Non la veritá, solo la veritá del dubbio. E, sebbene non lo raggiungiamo mai, non lo raggiungeremo mai, ecco che nel nostro viaggio, raccontando e raccontandoci, ci avviciniamo al senso.

5 commenti:

MarioEs ha detto...

ciao Luca,
certamente la narrazione è fondamentale per capire e per capirci al di là di ogni teoria ... e di qualsiasi formula matematica :)

lucacomello ha detto...

ciao Mario,
grazie per la visita e la sensibilità che sempre dimostri sul tema complessità!
a presto

MarioEs ha detto...

A proposito,
sto leggendo prede o ragni, davvero scritto in maniera molto intellegibile, bel libro :)

lucacomello ha detto...

grazie mille!
quando lo finisci fammi sapere così possiamo parlarne :)

pensieroinclusivo ha detto...

Fastidiose le continue polemiche. Longo ha bisogno di un avversario, nel suo caso il riduzionismo scientifico se non la scienza tout court. Peccato