martedì 3 giugno 2008

l'isola di h

Questo week-end ho letto il romanzo H, di Andrea Ferrari.
Quella che trovate di seguito non e’ una recensione, ma una mia libera interpretazione a partire dagli spunti che la lettura mi ha dato.


H e’ un’isola, onirica o reale, o meglio onirica e reale, dove le relazioni sembrano essere governate dalla marea, quindi dalla luna, dal caso. Con l’alta marea, l’isola di H diventa due isole, separate e non comunicanti. Con la bassa marea, la strada non e’ fondale marino, torna ad essere strada e ricrea H.

Ma, al di la’ di questa apparente comunicazione singhiozzante, ad intermittenza, quindi non-comunicazione, al di la’ di questo, o meglio, al di sotto, vive una rete di incontri, caso, relazioni, momenti. Al di sotto, perche’ al di sotto del mare una intricata rete di tubi mette in connessione tutti con tutti. L’aria compressa porta i messaggi, porta la vita. Storie che si incastrano, ritorni simmetrici, come tutte figlie femmine tutte con lo stesso nome nate tutte da incontri nell’albergo di H, ed eccezioni che spaventano, impreviste e, soprattutto, imprevedibili. Un incontro nell’albergo che doveva avvenire e non avviene, una figlia femmina di nome Rose che non nasce, un futuro che chissa’ quali strade prendera’. Un possibile effetto butterfly che fa paura, proprio perche’ fuori controllo e, quindi, imprevedibile.

Una rete completamente intrecciata ma anche completamente gestita dall’alto dal potente e inafferabile Volange, alla ricerca di simmetria, alla ricerca di un tempo in cui ieri, oggi e domani siano sinonimi. Cambiamento stile Gattopardo, cambiamento perche’ tutto rimanga com’e’. Nonostante arrivino personaggi nuovi, tutto avviene perche’ doveva avvenire, e’ tutta conseguenza della rete degli eventi. E’ il cambiamento che fa paura, ad H, il cambiamento vero. Quando arriva il cambiamento vero, l’eccezione, quella imprevista e, soprattutto, imprevedibile, Xavier viene di fatto congelato, in uno stato inesistente, indefinibile, tra il sonno e il risveglio. Uno stato da cui rinverra’ solo una volta che il cambiamento sara’ stato gestito. Ad H, la sorpresa fa paura, la liberta’ anche. E’ tutto in rete, ma non in una rete vitale, pulsante, cangiante. Tutto in una rete di tubi, progettati dall’alto da ingegneri e gestiti da Volange.

Un gioco di corsi e ricorsi, di intrecci in cui tempo e spazio sono superflui accessori. Solo l’amore e’ piu’ forte. Quasar si innamora dell’angelo Julie, sentendo ogni mattina la sua voce che lo risveglia. Julie e’ una delle molte dipendenti tutte uguali della ditta Volange che dispensa risvegli telefonici ai cittadini di H. Ma, con gli occhi dell’amore, Julie e’ molto diversa, non e’ una delle molte dipendenti tutte uguali della ditta Volange, impossibili da vedere e a maggior ragione da incontrare. Un giorno, nella metropolitana di Parigi, qualche tempo dopo H, bastera’ un istante, un solo istante. Quasar e Julie si riconoscono. Nonostante le molte dipendenti tutte uguali. Nonostante i molti passeggeri tutti uguali.

Solo l’amore puo’ rompere un gioco progettato dall’alto sempre uguale a se stesso, in cui tempo e spazio sono superflui accessori.

3 commenti:

Marcella ha detto...

Queste parole sono davvero molto belle. Mi ricordano il primo episodio della riuscita trilogia cinematografica ispirata ai colori della bandiera francese "Film Blue", nella quale il regista polacco Kristof Kiezlowski racconta la storia di una donna che in seguito ad un incidente stradale perde tutti i suoi cari. Dopo questo tragico evento decide di recidere dalla sua vita tutti i legami affettivi che potenzialmente avrebbero potuto nuovamente arrecarle dolore. Ben presto però la donna si rende conto che il suo stato di isolamento volontario non può che portarle soltanto sofferenza.
Il riferimento al rifiuto della relazione e al suo recupero evidenzia un problema fondamentale e cioè il tipo di relazione che sostanzia i legami: infatti il rifiuto qui evidenziato e la paura che lo muove riguarda ciò che può coinvolgere, ciò che chiede di mettersi in gioco di nuovo, cioè di ri-esporsi. Forse è quest’ultima la condizione alla quale la donna tenta di sfuggire: esporsi agli altri per non perdere se stessa. Nel momento però in cui recide i legami e sperimenta la loro assenza diventa consapevole che la perdita di sé è comunque attuale.
E' chiaro il legame fra dipendenza reciproca e condizione umana, proprio come dicono le tue parole Luca, dove si è legati gli uni con gli altri non in quanto esseri pensanti ma perché esposti naturalmente gli uni agli altri, bisognosi di un riconoscimento che non scambia chi riconosce con chi è riconosciuto. La dipendenza assume quindi un ruolo centrale per un’etica della complessità e annullarla significa azzerare i meccanismi più cruciali che ci mettono in relazione.

lucacomello ha detto...

grazie Marcella. Il riferimento a Film Blue di Kiezlowski e' azzeccato e stimolante. Fritjof Capra la chiama la rete della vita. Noi, con le nostre relazioni, con tutti gli altri, con l'ambiente, in un paesaggio gommoso in continua deformazione...

Giuseppe Vitale ha detto...

Questo libro sembra uscito da Le città invisibili di Italo Calvino.