giovedì 28 febbraio 2008

a proposito di stormi e delle nostre piramidi

Gli stormi di uccelli sono perfettamente organizzati. Quindi, avranno un leader, una guida. Invece no. Generalmente, gli stormi non hanno un leader, né un progetto. Uno stormo agisce in modo armonioso perché ogni singolo uccello segue un insieme di regole di base, che lo portano ad imitare l’atteggiamento dei propri vicini. Emerge dal basso un comportamento coerente. Auto-organizzazione.


Il punto è: noi ci aspetteremmo un capo, una guida, magari una gerarchia. Perchè pensiamo alle organizzazioni umane, pensiamo all'azienda in cui lavoriamo, pensiamo ad una piramide.

Cosa significa auto-organizzazione per le organizzazioni sociali (pubbliche e private, profit e no profit)? Quali spunti per ripensare le piramidi? Richiedo i vostri pareri.
In epoca di entusiasmo da stormi si pensava che il modello bottom-up potesse essere esteso tale e quale alle organizzazioni sociali. Molti lo pensano ancora. Io la penso un po' diversamente.

Io penso che la complessità è coesistenza: bottom-up e top-down devono coesistere. In Viaggio nella complessità scriviamo che auto-organizzazione non è assenza di leadership. C'è, invece, bisogno di una nuova leadership, complessa, in grado di delegare nell'ambito di poche e semplici regole, in grado di filtrare e integrare la diversità. La definizione di
Jamshid Gharajedaghi di auto-organizzazione come diversità integrata mi piace tantissimo.
Quindi, compresenza. Anche
Kevin Kelly, già direttore di Wired, grande sostenitore dell'emergenza dal basso, la pensa così.

Il primo passo sarà immettere un po' di bottom-up nelle nostre piramidi. Il passo successivo, unico per ogni organizzazione, sarà trovare il delicato equilibrio dinamico tra le due tendenze. In my opinion.

5 commenti:

Annarita ha detto...

Sono d'accordo circa la coesistenza di top down e bottom up nella complessità, che questa si riferisca alle organizzazioni sociali o all'ambito della comprensione e della conoscenza, che mi riguarda più da vicino come docente ed educatrice.

Penso, per esemplificare, alla risoluzione di un qualsiasi problema, di tipo matematico e non: il top down scompone la domanda iniziale nelle diverse parti o componenti o sotto obiettivi del problema per farne ricercare relazioni e connessioni. Il bottom up ricompone il tutto per guidare alla soluzione. Coesistenza totale: top down e bottom up come i due lati complementari e coesistenti della stessa medaglia...

Felter Roberto ha detto...

La saggezza popolare dice che "la verità sta nel mezzo" e non vedo perché non dovrebbe essere vero anche qui.
Perché rinunciare ad uno strumento in favore di un altro, quando si possono applicare entrambi.
La cosa difficile è capire quale dei due è più opportuno utilizzare secondo il momento e le necessità, ma qui sta la differenza tra una azienda all'avanguardia ed una "ad inseguire".
Questo è un ragionamento che chi ha a che fare con internet, forse capisce un po di più visto che una delle parole chiave della rete è proprio "inclusione".

lucacomello ha detto...

a me piace particolarmente "compresenza" :)

Alessio Sperlinga ha detto...

Sono un'analista/programmatore e francamente la prevalenza di contesti bottom up mi crea un certo sconforto...ma leggendo questo articolo l'umorismo ha prevalso quando e mi e' venuto spontaneo associare la frase
"tutte le profezie si autoavverano " con
"tutti i gruppi si autoorganizzano" ( se si riconoscono come tali).
Grazie per l'appassionante serie di ispirazioni.

lucacomello ha detto...

grazie a te per il commento e la testimonianza della difficoltà che spesso si può trovare nell'integrare approcci bottom-up in contesti tradizionalmente top-down.
Luca