mercoledì 11 giugno 2008

voglio trovare un senso

Possibile, motore della complessita'.
Improbabile diventa probabile.
Scritto maiuscolo, come Dio della liberta'.
Quante vie, biforcazioni, connessioni mai immaginate.
E accadimenti non previsti che accadono e accadimenti previsti che non accadono.
Come Alice nel Paese delle Meraviglie, diventare all'istante molto grandi o molto piccoli, a volte grandi e piccoli insieme, senza saperlo prima e senza sapere il perche' ne' cosa succedera' poi.
Come un Tesoro. Di un valore ineguagliabile, che forse capiremmo a fondo solo se non ci fosse.

martedì 10 giugno 2008

sincronicità?

Domenica scrivevo il post more is different dedicato al lavoro di Philip W. Anderson.
Lo stesso giorno, mi dicono, è uscito un articolo su Il Sole 24 Ore dedicato sempre al fisico premio Nobel nel 1977. Mi dicono hai preso spunto, qualcuno scherza e dice hai fatto copia e incolla dal Sole?
Niente di tutto questo! E' stato un caso, o forse sincronicità. Ovvero quello che che la gente chiama coincidenza, non linearmente derivante da un rapporto causa-effetto.
Come uno scarabeo che sbatte sul davanzale dello studio di Jung mentre una sua paziente gli sta raccontando di averne sognato uno d'oro.
Oppure, più romanticamente, come dopo l'isola di H incontrarsi nella metropolitana di Parigi, riconoscersi tra miliardi di persone, unico luogo e unico istante possibile tra miliardi di luoghi, miliardi di istanti.

Grazie a Marcella Messina, dottoranda del CE.R.CO di Bergamo, per la consulenza sulla sincronicità.

domenica 8 giugno 2008

complessità nelle reti di trasporto

I casi della vita, si dice. Con Fabio Lamanna giocavo da bambino, al campetto di fronte casa.
Poi ci siamo persi di vista.
Ora lo ritrovo e fa queste cose qua.

Questa è la rete di U-bahn, S-bahn, Regional Bahn e Metronetz di Berlino. Complessità nelle reti di trasporto. Utilizza strumenti della teoria della complessità e delle reti per analizzare ed ottimizzare i trasporti. Qualcuno sostiene ancora che la complessità è solo una metafora?

Vi rimando a moto browniano per la spiegazione del progetto di Fabio.

more is different

Nel 1972 io non ero nato. Non ero neanche immaginato, credo.
Philip W. Anderson, premio Nobel per la fisica nel 1977, pubblica un articolo destinato a fare storia: More is different. Leggetelo, è illuminante.
Sosteneva ad esempio:
La capacità di ridurre ogni cosa a semplici leggi fondamentali non implica la capacità di ricostruire l’universo a partire da quelle leggi... Il comportamento di aggregati grandi e complessi di particelle elementari non si spiega in termini di una semplice estrapolazione delle proprietà di poche particelle. Al contrario, ad ogni livello di complessità compaiono proprietà interamente nuove.

Un vero e proprio attacco alla gerarchia. Alla gerarchia dei saperi innanzitutto. I saperi non sono compartimenti a tenuta stagna, non vi è supremazia di un sapere su altri. Sono connessi, interrelati, congiunti. Non vi è un sopra distinto da un sotto.
Perchè alcuni fenomeni, da sempre trascurati, emergono dal basso e quindi impongono di uscire dalla logica dei compartimenti stagni. Impongono di passare dinamicamente da uno stato ad un altro, e quindi da un sapere ad un altro. Chimica che emerge dalla fisica, scienza della vita dalla chimica, auto-coscienza dalla biologia, coscienza collettiva sociale dalla coscienza individuale, economia della vita comunitaria organizzata dalla coscienza sociale, e così via.

More is different. L’intero diventa non solo di più, ma anche molto diverso dalla somma delle sue parti. Non vi è un sopra e un sotto. Emergenza, la gerarchia scricchiola.

giovedì 5 giugno 2008

la piramide si sta rovesciando?

Oggi, secondo Thomas Mathiesen, filosofo del diritto norvegese, siamo passati da una società di stile panottico (i pochi controllano i molti) a una di stile sinottico (i molti controllano i pochi).

Panopticon: carcere ideale progettato nel 1791 da Jeremy Bentham. Pan = tutti, optikon = osservare. Che un unico guardiano potesse osservare tutti i prigionieri in ogni momento. Capo, guardiano, Dio. Controllore. E tutti gli altri controllati.

Ma oggi la piramide, sembra, si sta rovesciando. Merito anche e soprattutto della rete, di questa rete che corre veloce, molto più veloce delle società e delle organizzazioni ancora basate sullo stile panottico. Vita, innovazione che emerge dal basso.

Quello che spesso dimentichiamo, incantati dalla loro perfezione simmetrica, è che le piramidi egizie erano delle tombe. Forse, chi non cambia e resta nella sua piramide, ci lascerà le penne!

workshop su complessità e management

Vi segnalo il workshop La gestione della complessità: la fine del management? che si terrà il 18 giugno 2008 a Milano.
Qui il programma ed i relatori.
Gli organizzatori dicono che produrranno un “manufatto” (tendenzialmente un ipertesto strutturato attraverso una mappa semantica) da rendere disponibile in rete per avviare un dibattito più ampio, senza soluzione di continuità. E generare altri Eventi più vasti, più incisivi. Mi sembra un ottimo approccio, aperto e collaborativo.
Se potete partecipare il 18 credo ne valga la pena. Io non potrò farlo, ma spero di riuscire a dare qualche contributo on-line al "manufatto".

martedì 3 giugno 2008

l'isola di h

Questo week-end ho letto il romanzo H, di Andrea Ferrari.
Quella che trovate di seguito non e’ una recensione, ma una mia libera interpretazione a partire dagli spunti che la lettura mi ha dato.


H e’ un’isola, onirica o reale, o meglio onirica e reale, dove le relazioni sembrano essere governate dalla marea, quindi dalla luna, dal caso. Con l’alta marea, l’isola di H diventa due isole, separate e non comunicanti. Con la bassa marea, la strada non e’ fondale marino, torna ad essere strada e ricrea H.

Ma, al di la’ di questa apparente comunicazione singhiozzante, ad intermittenza, quindi non-comunicazione, al di la’ di questo, o meglio, al di sotto, vive una rete di incontri, caso, relazioni, momenti. Al di sotto, perche’ al di sotto del mare una intricata rete di tubi mette in connessione tutti con tutti. L’aria compressa porta i messaggi, porta la vita. Storie che si incastrano, ritorni simmetrici, come tutte figlie femmine tutte con lo stesso nome nate tutte da incontri nell’albergo di H, ed eccezioni che spaventano, impreviste e, soprattutto, imprevedibili. Un incontro nell’albergo che doveva avvenire e non avviene, una figlia femmina di nome Rose che non nasce, un futuro che chissa’ quali strade prendera’. Un possibile effetto butterfly che fa paura, proprio perche’ fuori controllo e, quindi, imprevedibile.

Una rete completamente intrecciata ma anche completamente gestita dall’alto dal potente e inafferabile Volange, alla ricerca di simmetria, alla ricerca di un tempo in cui ieri, oggi e domani siano sinonimi. Cambiamento stile Gattopardo, cambiamento perche’ tutto rimanga com’e’. Nonostante arrivino personaggi nuovi, tutto avviene perche’ doveva avvenire, e’ tutta conseguenza della rete degli eventi. E’ il cambiamento che fa paura, ad H, il cambiamento vero. Quando arriva il cambiamento vero, l’eccezione, quella imprevista e, soprattutto, imprevedibile, Xavier viene di fatto congelato, in uno stato inesistente, indefinibile, tra il sonno e il risveglio. Uno stato da cui rinverra’ solo una volta che il cambiamento sara’ stato gestito. Ad H, la sorpresa fa paura, la liberta’ anche. E’ tutto in rete, ma non in una rete vitale, pulsante, cangiante. Tutto in una rete di tubi, progettati dall’alto da ingegneri e gestiti da Volange.

Un gioco di corsi e ricorsi, di intrecci in cui tempo e spazio sono superflui accessori. Solo l’amore e’ piu’ forte. Quasar si innamora dell’angelo Julie, sentendo ogni mattina la sua voce che lo risveglia. Julie e’ una delle molte dipendenti tutte uguali della ditta Volange che dispensa risvegli telefonici ai cittadini di H. Ma, con gli occhi dell’amore, Julie e’ molto diversa, non e’ una delle molte dipendenti tutte uguali della ditta Volange, impossibili da vedere e a maggior ragione da incontrare. Un giorno, nella metropolitana di Parigi, qualche tempo dopo H, bastera’ un istante, un solo istante. Quasar e Julie si riconoscono. Nonostante le molte dipendenti tutte uguali. Nonostante i molti passeggeri tutti uguali.

Solo l’amore puo’ rompere un gioco progettato dall’alto sempre uguale a se stesso, in cui tempo e spazio sono superflui accessori.