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domenica 18 marzo 2012

la via

La via è l'ultimo saggio di Edgar Morin, filosofo di punta del pensiero complesso.
E' necessario scommettere (e agire perchè cio avvenga) nella metamorfosi...
dal bruco alla farfalla...
dalle due alle tre dimensioni.

Che cosa fare allora?
"Al sistema terrestre minacciato da tutte le parti resta solo la via della metamorfosi. In natura, un sistema, quando non riesce più a risolvere i propri problemi vitali, se non vuole perire, è costretto alla metamorfosi. Il bruco è capace di autodistruggersi e autoricostruirsi per diventare una farfalla. L'idea della metamorfosi non è una follia, è una realtà che si è già realizzata altre volte nella storia del Pianeta, nella preistoria ma anche nel Medioevo".

Del resto il tema della metamorfosi è particolarmente caro al filosofo francese. Lo avevo già segnalato ad esempio qui, ma ricorre in molti scritti ed interviste.
E' il grande tema del cambiamento, del cambiamento continuo ...

Qui l'intervista a Morin.

martedì 19 gennaio 2010

morin, elogio della metamorfosi

Dall'articolo apparso su La Stampa lo scorso 14 gennaio:

“L’idea di trasformazione, più ricca dell’idea di rivoluzione, ne conserva il carattere radicale, ma la lega alla conservazione (della vita, dell’eredità delle culture). Oggi tutto dev’essere ripensato. Tutto deve ricominciare. E in effetti tutto è ricominciato, senza che lo si sappia. Siamo allo stadio degli inizi: modesti, invisibili, marginali, dispersi. Perché esiste già, su tutti i continenti, un fermento creativo, una moltitudine di iniziative locali che vanno nella direzione della rigenerazione economica o sociale o politica o cognitiva o educativa o etica o di stili di vita.”

giovedì 29 maggio 2008

educare alla complessita'

Edgar Morin a Parma, il 27 maggio:
Accogliere la sfida del cambiamento ci chiede di saper sviluppare un pensiero educativo nuovo, che si lasci alle spalle le logiche della parcellizzazione e della separazione e che sappia connettere tra loro le differenze, facendo delle vive contraddizioni quotidiane preziosi stimoli per la ricerca di nuove risposte. Per l’educazione del nostro tempo non è sufficiente giustapporre frammenti di saperi diversi: occorre far dialogare attivamente i saperi e i loro soggetti attraverso una logica della complessità che li sappia mettere in circolo.

Famiglie, istituzioni, scuola, associazionismo, volontariato sono chiamati ad integrare modelli affermati con approcci al pensiero complesso. Si’, si tratta proprio di educare alla complessita’. A me hanno insegnato da piccolo a fare la raccolta differenziata, ora mi sembra impossibile non farla. Mi hanno insegnato a mettere la cintura di sicurezza, ora non posso fare 1 km senza. E quindi, educare alla complessita’. Perche’ e’ un fatto culturale.

Anche per le organizzazioni, per il management. Ad Alghero, al convegno Convivere con la complessita’ parlavo con un segretario generale di una Camera di Commercio. Mi diceva che per lui il vero problema nell’adottare un approccio ispirato alla complessita’ e’ legato alle resistenze culturali che si incontrano.
Che la strategia emerga strada facendo, che le parole d’ordine siano flessibilita’ e prontezza a cogliere l’attimo. Ma le persone si aspettano ancora stabilita’, che i timonieri sappiano perfettamente dove andare, come su una tavola liscia, non un mare dove le condizioni possono mutare all’improvviso e la bonaccia diventa tempesta. Si aspettano, ci aspettiamo, ancora la gerarchia, e che chi sta in alto ne sappia di piu’ di chi sta in basso.
Che l’organizzazione si apra verso l’esterno, diventi rete, si auto-organizzi all’orlo del caos. Ma il disordine fa paura. E’ molto piu’ sicura, tranquillizzante la gerarchia. So a chi riporto, so chi riporta a me, illusione di ordine, controllo. Bisogno di prevedibilita’, di situazioni sotto controllo. E’ un fatto culturale.

E' quindi tempo di educare alla complessita’...

martedì 26 febbraio 2008

insegnare complessità

Ringrazio Annarita che mi ha segnalato come blog interessante.
Annarita è insegnante di matematica e scienze ed è convinta che una riforma dell'educazione vada di pari passo con una riforma del pensiero.

Vero. Il testo di riferimento in questo caso è La testa ben fatta del filosofo francese
Edgar Morin. Sottotitolo: Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero nel tempo della globalizzazione.
Secondo Morin il tratto essenziale di questo momento è l'interdipendenza. Il pensiero complesso è l'unico in grado di fronteggiarlo e va coltivato. E insegnato. Secondo sette principi:
1. principio sistemico (il tutto è più della somma delle parti)
2. principio ologrammatico (la parte è nel tutto, il tutto è nella parte)
3. principio della retroazione positiva (allontanamento dall'equilibrio)
4. principio dell’anello ricorsivo (causalità circolare)
5. principio dell’autonomia/dipendenza (apertura termodinamica, chiusura organizzativa)
6. principio dialogico (cultura dell'and, che unisce: ordine e disordine, continuità e discontinuità...)
7. principio della reintegrazione del soggetto conoscente in ogni processo di conoscenza (inscindibilità sistema-ambiente).

Per una veloce ma completa sintesi del pensiero invocato da Morin, consiglio Introduzione al pensiero complesso. In cui appare questa affascinante giustificazione filosofica dell'orlo del caos:
In un universo di ordine puro, non si darebbe innovazione, creazione, evoluzione. Non si darebbe esistenza vivente né umana. Allo stesso modo, nessuna esistenza sarebbe possibile nel puro disordine, poiché non ci sarebbe alcun elemento di stabilità sul quale fondare un’organizzazione.

Ordine e disordine. Coesistenza. Again!