Ho voluto lasciare spazio al post di Emil Abirascid, senza mettergli sopra altri post. Meritava una grande visibilità, perchè inquadra molto bene l'eco-sistema dell'innovazione.
Nelle ultime settimane abbiamo parlato di innovazione. Innovazione aperta, generata dai lead users. Eco-sistema dell'innovazione, sistema complesso di molti attori in relazione in un paesaggio gommoso, dove i movimenti di ogni agente hanno effetto sull'intero paesaggio.
Prima di chiudere questo capitolo, vi voglio segnalare questo blog, per rimanere costantemente aggiornati su queste tematiche.
Buon week-end!
domenica 29 giugno 2008
martedì 24 giugno 2008
il post di Emil Abirascid per ComplessaMente
Come preannunciato ieri, ho l’onore di ospitare un post di Emil Abirascid, uno dei piu’ preparati giornalisti di innovazione in Italia. Emil scrive sul blog innov’azione, oltre a collaborare con Il Sole 24 Ore e altre importanti testate. Lo ho conosciuto ad Innovaction a Udine e abbiamo parlato a lungo di complessita’ e innovazione. In questo post per i lettori di ComplessaMente, analizza la situazione attuale e le prospettive del complesso ecosistema dell’innovazione in Italia. Un’innovazione sempre piu’ aperta, sempre piu’ rete, sempre meno muri e barriere. Grazie Emil.
Abbattere i muri nell’ecosistema dell’innovazione
di Emil Abirascid
Innovazione concreta, idee che diventano business, che aiutano il Paese a guadagnare in competitività e a investire nel futuro. Non mancano le idee e negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative a sostegno di tali idee: ci sono le Università che hanno iniziato a comprendere come sfruttare i risultati delle ricerche, ci sono gli incubatori, i parchi scientifici e tecnologici, i distretti, alcuni funzionano meglio di altri ma in generale il livello è buono. Ci sono anche le figure finanziarie come i venture capital, i seed capital e i business angel, le finanziarie regionali, e perfino alcune banche e fondazioni bancarie che dimostrano un crescente attivismo. Ci sono iniziative come gli eventi per fare incontrare start-up con investitori, le fiere come Percorsi dell’innovazione e Research to business, i premi come il Premio nazionale innovazione e Start-up dell’anno, entrambi organizzati dall’associazione degli incubatori universitari.
Insomma l’ecosistema dell’innovazione marcia e produce anche i primi risultati, start-up che hanno 3-4 anni di vita e che fatturano 1-2 milioni di euro nei più diversi settori: biotecnologie, nanotecnologie, information technology, robotica ecc.
L’ecosistema è però nato dal basso, senza una regia comune, senza una spinta istituzionale, è cresciuto con velocità diverse da regione a regione e ora per continuare a fare bene, per capitalizzare ciò che è stato realizzato fino a oggi, serve un passo avanti.
In attesa che le istituzioni prendano atto del fenomeno e dei ritmi rapidi con i quali si muove, serve lavorare su due fronti: creare maggiore sinergia tra gli attori dell’ecosistema dell’innovazione, accelerare sul fronte del dialogo con le imprese al fine di favorire il trasferimento tecnologico e della conoscenza.
Non servono convegni, congressi, propositi, progetti dai tempi spesso troppo lunghi per essere efficaci. Servono incontri, confronti, dialogo aperto. Serve che il giovane ricercatore che ha acceso la scintilla della sua start-up possa avere occasioni di dialogo con gli amministratori delegati di grandi, medie e piccole aziende. Serve che i due mondi si conoscano da vicino. Serve che le imprese che trainano l’economia del Paese trovino il tempo per andare a vedere che succede nei laboratori universitari, negli incubatori, nei parchi scientifici e tecnologici. Questa è la strada obbligata capace di portare vantaggi a tutti: alle imprese consolidate che hanno la possibilità di trovare innovazioni capaci di accrescere la loro competitività, alle start-up che possono entrare in contatto con il mondo industriale per creare partnership industriali e anche finanziarie.
Serve una maggiore cultura dell’innovazione che ruoti attorno alle questioni concrete che devono essere discusse, analizzate, affrontate e risolte una ad una, solo così si riusciranno ad abbattere i muri che ancora impediscono un pieno, franco e costante dialogo tra ricerca e impresa.
Abbattere i muri nell’ecosistema dell’innovazione
di Emil Abirascid
Innovazione concreta, idee che diventano business, che aiutano il Paese a guadagnare in competitività e a investire nel futuro. Non mancano le idee e negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative a sostegno di tali idee: ci sono le Università che hanno iniziato a comprendere come sfruttare i risultati delle ricerche, ci sono gli incubatori, i parchi scientifici e tecnologici, i distretti, alcuni funzionano meglio di altri ma in generale il livello è buono. Ci sono anche le figure finanziarie come i venture capital, i seed capital e i business angel, le finanziarie regionali, e perfino alcune banche e fondazioni bancarie che dimostrano un crescente attivismo. Ci sono iniziative come gli eventi per fare incontrare start-up con investitori, le fiere come Percorsi dell’innovazione e Research to business, i premi come il Premio nazionale innovazione e Start-up dell’anno, entrambi organizzati dall’associazione degli incubatori universitari.
Insomma l’ecosistema dell’innovazione marcia e produce anche i primi risultati, start-up che hanno 3-4 anni di vita e che fatturano 1-2 milioni di euro nei più diversi settori: biotecnologie, nanotecnologie, information technology, robotica ecc.
L’ecosistema è però nato dal basso, senza una regia comune, senza una spinta istituzionale, è cresciuto con velocità diverse da regione a regione e ora per continuare a fare bene, per capitalizzare ciò che è stato realizzato fino a oggi, serve un passo avanti.
In attesa che le istituzioni prendano atto del fenomeno e dei ritmi rapidi con i quali si muove, serve lavorare su due fronti: creare maggiore sinergia tra gli attori dell’ecosistema dell’innovazione, accelerare sul fronte del dialogo con le imprese al fine di favorire il trasferimento tecnologico e della conoscenza.
Non servono convegni, congressi, propositi, progetti dai tempi spesso troppo lunghi per essere efficaci. Servono incontri, confronti, dialogo aperto. Serve che il giovane ricercatore che ha acceso la scintilla della sua start-up possa avere occasioni di dialogo con gli amministratori delegati di grandi, medie e piccole aziende. Serve che i due mondi si conoscano da vicino. Serve che le imprese che trainano l’economia del Paese trovino il tempo per andare a vedere che succede nei laboratori universitari, negli incubatori, nei parchi scientifici e tecnologici. Questa è la strada obbligata capace di portare vantaggi a tutti: alle imprese consolidate che hanno la possibilità di trovare innovazioni capaci di accrescere la loro competitività, alle start-up che possono entrare in contatto con il mondo industriale per creare partnership industriali e anche finanziarie.
Serve una maggiore cultura dell’innovazione che ruoti attorno alle questioni concrete che devono essere discusse, analizzate, affrontate e risolte una ad una, solo così si riusciranno ad abbattere i muri che ancora impediscono un pieno, franco e costante dialogo tra ricerca e impresa.
lunedì 23 giugno 2008
ecosistema dell'innovazione
Si parlava, quindi, di innovazione aperta. Aperta soprattutto ai consumatori, che diventano i veri e propri innovatori, creatori, artefici.
Nei giorni scorsi, siamo saliti e scesi per sentieri impervi con la mountain bike, abbiamo planato alla ricerca di nuove emozioni tra acqua e cielo con il kitesurf e infine abbiamo sentito la spiegazione di tutto questo dalla voce del prof. Von Hippel.
Ma innovazione aperta significa rete tra tutti gli attori rilevanti.
Fornitori, clienti, altre imprese, comunità professionali, sistema creditizio e finanziario, centri di ricerca e università, pubblica amministrazione, associazioni di categoria e sindacati, istituzioni socio-culturali, altri enti.
Significa abbattere muri. Significa ecosistema dell'innovazione.
Domani pubblico un post scritto appositamente per i lettori di ComplessaMente da parte di uno dei piu' preparati giornalisti dell'innovazione in Italia.
Stay tuned.
Nei giorni scorsi, siamo saliti e scesi per sentieri impervi con la mountain bike, abbiamo planato alla ricerca di nuove emozioni tra acqua e cielo con il kitesurf e infine abbiamo sentito la spiegazione di tutto questo dalla voce del prof. Von Hippel.
Ma innovazione aperta significa rete tra tutti gli attori rilevanti.
Fornitori, clienti, altre imprese, comunità professionali, sistema creditizio e finanziario, centri di ricerca e università, pubblica amministrazione, associazioni di categoria e sindacati, istituzioni socio-culturali, altri enti.
Significa abbattere muri. Significa ecosistema dell'innovazione.
Domani pubblico un post scritto appositamente per i lettori di ComplessaMente da parte di uno dei piu' preparati giornalisti dell'innovazione in Italia.
Stay tuned.
sabato 21 giugno 2008
benvenuto prof. Von Hippel
Il professor Von Hippel è venuto a farci una visitina e ci spiega ancora l'innovazione del kitesurfing e in generale il concetto di innovazione aperta, generata dai lead users.
L'intervento è stato tenuto alla World Conference on Mass Customization & Personalization 2007 al MIT.
L'intervento è stato tenuto alla World Conference on Mass Customization & Personalization 2007 al MIT.
mercoledì 18 giugno 2008
o meglio il kitesurfing?
Invece che un giro in mountain bike, preferite volare sull’acqua trainati da un aquilone?
Il kitesurfing e’ lo sport d'acqua che si sta diffondendo più velocemente in assoluto. Si pratica con un'apposita tavola e un aquilone (kite o ala), manovrato mediante una barra di controllo collegata ad esso da cavi lunghi e sottili in dyneema.

A proposito di innovazione aperta, a proposito di lead users, non solo le attrezzature, ma lo sport stesso e’ stato inventato da utilizzatori curiosi, alla ricerca di nuove emozioni tra acqua e cielo. Dopo le sperimentazioni e i remix di pionieri alle isole Hawaii, il successo commerciale e’ stato impressionante. 1999, prime produzioni; 2001, 5.000 tavole e aquiloni; 2002, 30.000; 2003, 70.000, cioe’ piu’di 100 milioni di dollari di vendite, con il 40% del mercato detenuto dalla Robbie Naish.
Il web 2.0 ha contribuito a diffondere le sperimentazioni e i remix dei pionieri e ha favorito questa crescita straordinaria. Nel 2001, Saul Griffith, pioniere e dottorando al MIT, crea zeroprestige, una community per gli amanti di questa esperienza nascente. Progettare aquiloni per kitesurfing infatti implica una comprensione molto sofisticata dell’aerodinamica delle basse velocita’ e condividere le conoscenze e’ fondamentale. Inizialmente Griffith posta le sue esperienze nella costruzione di kites. Altri pionieri vengono invitati a scaricare gratuitamente le informazioni e aggiornarle con le proprie. Molto presto si aggiungono appassionati da tutto il mondo: condividono i propri progetti, danno suggerimenti, costruiscono insieme sofisticati software open source di modellazione aerodinamica e prototipazione rapida.
Il resto e’ storia recente, attuale. Ovunque le condizioni del vento lo consentano, vedrete giovani planare alla ricerca di nuove emozioni tra acqua e cielo. Il kitesurf e’ lo sport d’acqua che si sta diffondendo più velocemente. Non e’ stato inventato all’interno di un’organizzazione, ma da consumatori in rete. E’ stato inventato “fuori”, ammesso che esistano ancora un “fuori” e un “dentro”. E’ stato creato dal “basso”, ammesso che esistano ancora un “basso” e un “alto”.
Il kitesurfing e’ lo sport d'acqua che si sta diffondendo più velocemente in assoluto. Si pratica con un'apposita tavola e un aquilone (kite o ala), manovrato mediante una barra di controllo collegata ad esso da cavi lunghi e sottili in dyneema.

A proposito di innovazione aperta, a proposito di lead users, non solo le attrezzature, ma lo sport stesso e’ stato inventato da utilizzatori curiosi, alla ricerca di nuove emozioni tra acqua e cielo. Dopo le sperimentazioni e i remix di pionieri alle isole Hawaii, il successo commerciale e’ stato impressionante. 1999, prime produzioni; 2001, 5.000 tavole e aquiloni; 2002, 30.000; 2003, 70.000, cioe’ piu’di 100 milioni di dollari di vendite, con il 40% del mercato detenuto dalla Robbie Naish.
Il web 2.0 ha contribuito a diffondere le sperimentazioni e i remix dei pionieri e ha favorito questa crescita straordinaria. Nel 2001, Saul Griffith, pioniere e dottorando al MIT, crea zeroprestige, una community per gli amanti di questa esperienza nascente. Progettare aquiloni per kitesurfing infatti implica una comprensione molto sofisticata dell’aerodinamica delle basse velocita’ e condividere le conoscenze e’ fondamentale. Inizialmente Griffith posta le sue esperienze nella costruzione di kites. Altri pionieri vengono invitati a scaricare gratuitamente le informazioni e aggiornarle con le proprie. Molto presto si aggiungono appassionati da tutto il mondo: condividono i propri progetti, danno suggerimenti, costruiscono insieme sofisticati software open source di modellazione aerodinamica e prototipazione rapida.
Il resto e’ storia recente, attuale. Ovunque le condizioni del vento lo consentano, vedrete giovani planare alla ricerca di nuove emozioni tra acqua e cielo. Il kitesurf e’ lo sport d’acqua che si sta diffondendo più velocemente. Non e’ stato inventato all’interno di un’organizzazione, ma da consumatori in rete. E’ stato inventato “fuori”, ammesso che esistano ancora un “fuori” e un “dentro”. E’ stato creato dal “basso”, ammesso che esistano ancora un “basso” e un “alto”.
martedì 17 giugno 2008
un giro in mountain bike?
La conoscete tutti. La possedete in molti. Ma, a proposito di innovazione aperta, a proposito di lead users, conoscete la storia della mountain bike?



Inizi anni ‘70, Marin County, California. Un gruppo di giovani, alla ricerca di emozioni, decide di andare off-road con le proprie biciclette. Bici tradizionali: gomme, freni, telaio perfetti per tranquille pedalate in strada, non per salire e scendere sentieri impervi. E percio’, come in Pimp my ride su MTV dove vecchie macchine scassate diventano lussi da esibire, come nei garage di adolescenti di tutto il mondo dove sgangherati cinquantini diventano moto da strada, le manomettono, distruggono e creano, remixano.
Un forte telaio, gomme adatte, freni a tamburo presi dalla moto. Ecco nasce una nuova bicicletta. La chiamano clunker, tradotto catorcio. Oggi, mountain bike. Una suggestiva cronaca di quelle prime sperimentazioni e’ descritta da Richard Nilsen in questo numero del 1978 del Co-Evolution Quarterly.
Un forte telaio, gomme adatte, freni a tamburo presi dalla moto. Ecco nasce una nuova bicicletta. La chiamano clunker, tradotto catorcio. Oggi, mountain bike. Una suggestiva cronaca di quelle prime sperimentazioni e’ descritta da Richard Nilsen in questo numero del 1978 del Co-Evolution Quarterly.

Nel 1975 inizia la prima produzione commerciale delle mountain bike e l’anno successivo vi e’ una mezza dozzina di piccoli assemblatori in California. Nel 1982, una piccola azienda di nome Specialized porta la prima mountain bike sul mercato di massa. Sara’ un successo, sotto gli occhi di tutti. Nel 2000, la categoria mountain bike vale il 65% del mercato delle biciclette USA, ovvero 58 miliardi di dollari.
In Italia, il primo modello (il mitico Rampichino) viene lanciato dalla Cinelli nel 1985. Oggi, la conosciamo tutti, la possediamo in molti. E, a proposito di innovazione aperta, a proposito di lead users, e’ proprio grazie alle sperimentazioni di un gruppo di giovani appassionati che volevano salire e scendere per sentieri impervi se oggi possiamo prenotare la nostra vacanza in mountain bike in Toscana.
In Italia, il primo modello (il mitico Rampichino) viene lanciato dalla Cinelli nel 1985. Oggi, la conosciamo tutti, la possediamo in molti. E, a proposito di innovazione aperta, a proposito di lead users, e’ proprio grazie alle sperimentazioni di un gruppo di giovani appassionati che volevano salire e scendere per sentieri impervi se oggi possiamo prenotare la nostra vacanza in mountain bike in Toscana.
domenica 15 giugno 2008
dove nasce l'innovazione
Per la prima volta dopo l'impresa fordista, l'innovazione, la vera innovazione, è fuori, ammesso che esistano ancora un "fuori" e un "dentro". Fuori dai confini dell'azienda. Fuori, nel mondo, nella rete, si stanno creando significati e narrazioni ad una velocità senza precedenti.
E non solo significati e narrazioni. Anche prodotti, servizi, modelli di business.
Eric Von Hippel, MIT Sloan School of Management, ha sviluppato la teoria dei lead users. Consumatori, utilizzatori che non si accontentano dei prodotti massificati, confezionati per loro come per milioni di altri. Loro hanno bisogni diversi, loro sentono il bisogno di innovare. Loro vogliono esplorare il Tesoro delle possibilità.
In Democratising innovation, Von Hippel sintetizza così questo cambiamento:
We have learned that lead users sometimes develop and modify products for themselves and often freely reveal what they have done. We have also seen that many users can be interested in adopting the solutions that lead users have developed. Taken together, these findings offer the basis for usercentered innovation systems that can entirely supplant manufacturer-based innovation systems under some conditions and complement them under most. User-centered innovation is steadily increasing in importance as computing and communication technologies improve.
E non solo significati e narrazioni. Anche prodotti, servizi, modelli di business.
Eric Von Hippel, MIT Sloan School of Management, ha sviluppato la teoria dei lead users. Consumatori, utilizzatori che non si accontentano dei prodotti massificati, confezionati per loro come per milioni di altri. Loro hanno bisogni diversi, loro sentono il bisogno di innovare. Loro vogliono esplorare il Tesoro delle possibilità.In Democratising innovation, Von Hippel sintetizza così questo cambiamento:
We have learned that lead users sometimes develop and modify products for themselves and often freely reveal what they have done. We have also seen that many users can be interested in adopting the solutions that lead users have developed. Taken together, these findings offer the basis for usercentered innovation systems that can entirely supplant manufacturer-based innovation systems under some conditions and complement them under most. User-centered innovation is steadily increasing in importance as computing and communication technologies improve.
L'intelligenza fluida di cui parla il prof. Rullani è all'opera. Nei blog, nelle communities, nei forum, su Second Life, ovunque. Nella rete, appunto. E, nella sua fluidità, sembra essere perfettamente adatta a questa società liquida.
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