martedì 26 novembre 2013

la piazza che si fa innovazione

Forse non e' un caso che sia arrivato ai makerspaces, i FabLab e in generale tutti quei luoghi di aggregazione (perche' tali sono) dove si condivide una passione.
La condivisione e' uno dei principi della complessita'. Ce l'ha insegnato il principio ologrammatico: la parte e' nel tutto, il tutto e' nella parte.

Oggi c'e' sempre piu' bisogno di senso. Oggi che i grandi racconti sono finiti, e i punti di riferimento sono stati, a torto o a ragione, screditati. C'e' bisogno di comunita' che si incontrano in luoghi fisici, dove fare lavoro, ma soprattutto relazione.

E allora si sviluppano in maniera disordinata (tipico delle prime fasi, prima della regolamentazione e della selezione naturale) luoghi come i TechShop, The Hub o Talent Garden.
E' la piazza contemporanea. Fisica, reale, ma in grado di estendersi globalmente alla rete.
Ed e' la piazza che si fa business, innovazione vera, dato che le aziende non la fanno, non ce la possono fare, per loro natura.

Che poi si tratti di riunire artigiani tecnologici, smanettoni e bricoleur come nel caso dei TechShop e dei FabLab o creativi, designer, artisti e startupper come nel caso di The Hub o Talent Garden poco importa.
Anzi, io credo che vadano creati dei luoghi dove tutti questi attori possano ritrovarsi. E' questo il mio progetto.

#startup #nordest 

sabato 28 settembre 2013

idee per una startup

Da alcuni mesi sto lavorando a un business plan, insieme a mia moglie. Ho una prima idea del concept, del target di riferimento, degli elementi di differenziazione rispetto alla concorrenza, del modello di business, delle proiezioni economico-finanziarie. Credo sia giunto il momento di dischiuderlo, condividerlo. Chiunque fosse interessato a fornire spunti o a collaborare alla realizzazione si faccia avanti. C’è bisogno di menti, braccia e cuori.

L’IDEA IMPRENDITORIALE
Una serie di centri dotati di macchine per la lavorazione del legno, del metallo, della carta, di stampanti 3D e laser cutters, che, sulla base delle prime esperienze dei makerspace americani, sia in grado di fornire risposte mirate ai bisogni degli artigiani, hobbisti e creativi italiani ed europei.
I centri sono organizzati sul modello della palestra: l’utilizzatore acquista un abbonamento mensile o annuale, oppure un ingresso singolo, e in cambio può accedere agli spazi e alle macchine per lavorare ai suoi progetti (la riparazione di un oggetto, la costruzione di un prototipo, ecc.).
Un luogo dove i nuovi creativi possano fare lavoro, ma soprattutto relazione. Un luogo dove il sapere incontra il saper fare, dove vengono insegnati i mestieri che sembravano scomparsi (falegnameria, cucitura, ecc.) ma anche le competenze d’avanguardia come le nuove produzioni digitali basate su file 3D che vengono stampati sul posto.
Un luogo per ritrovare la voglia di fare con le proprie mani, insieme agli altri. Una palestra per innovatori, ecco tutto.

BACKGROUND
Numerosi centri di questo tipo - noti come makerspace, fablab o hackerspace - stanno nascendo in tutto il mondo, sulla base della crescente importanza del movimento dei makers e anche alla luce di proiezioni di crescita che vedono, per esempio, il mercato delle stampanti 3D trasformarsi in un’industria globale. Secondo le ultime stime il settore raggiungerà un giro di affari superiore ai 6 miliardi di dollari entro il 2019.
La catena americana dei TechShop rappresenta al momento l’unico vero esempio di successo. Da un punto di vista imprenditoriale resta da capire se questi centri possano avere un modello di business sostenibile e in grado di generare profitti (gli investimenti iniziali sono piuttosto elevati). Inoltre, va ricercata una via italiana ed europea, distinta rispetto a quella americana.

LA SITUAZIONE ITALIANA
In Italia stanno nascendo alcune iniziative, come la prima delle Officine Arduino inaugurata a Torino sulla scia della felice esperienza di Arduino. Sembra però che le istituzioni non ne percepiscano l’urgenza e ritengano che si possa ancora aspettare. Eppure, il tessuto produttivo italiano e quello del Nord-Est in particolare è composto principalmente da piccole imprese e lavoratori autonomi specializzati che non sono in grado di permettersi una formazione continua autonoma. Potrebbero tornare a essere più competitivi se avessero la possibilità di accesso a questo tipo di infrastrutture.
Dobbiamo e vogliamo trovare una via nostra, una via italiana ed europea che a nostro avviso non è quella mastodontica e pesante dei makerspace americani, sia in termini dimensionali che di valori comunicati. Gli elementi distintivi non possono essere l’ampiezza dei locali e del parco macchine, bensì i corsi e gli eventi, il supporto e la consulenza basati su una rete estesa di fornitori locali. I nostri centri devono avere una loro identità molto chiara, elegante e contemporanea, perché il lavoro manuale ha oggi più che mai la dignità che negli anni sembrava avere smarrito.

PIANO DI SVILUPPO

Si prevede di partire in fase beta con un centro di dimensioni contenute a Udine. Sulla base di questa prima esperienza si prevede di raffinare ulteriormente l’idea imprenditoriale e il modello di business e si pianifica di crescere grazie a un modello misto basato su centri di proprietà e in franchising, inizialmente in Italia e in seguito anche all’estero.


Leggete, rileggete, cercate su internet e, se ne avete voglia, contattatemi. 

giovedì 30 maggio 2013

cinquantacinque chilometri

Bicizen ha pubblicato un mio racconto intitolato Cinquantacinque chilometri.

Parla di treno e di bici, e soprattutto di tempo guadagnato.

Potete leggerlo qui.

mercoledì 24 aprile 2013

eh già

Sono su twitter: @comelluc.

E presto mi rifarò vivo. Ho un'idea da condividere.


venerdì 2 novembre 2012

c'è un manifesto...

...per gli ibridi, ovvero:


tutti quei professionisti e intellettuali che per attitudine, vocazione o contingenze del loro percorso individuale incarnano la capacità di unire conoscenze e competenze tradizionalmente separate e distinte.
La transdisciplinarità, la varietà di competenze e intelligenze è espressione della capacità di essere all’altezza della molteplicità e complessità delle sfide attuali.
Il manifesto è uno spazio identitario in cui riconoscersi, ma anche una indicazione di rotta per un viaggio di mutazioni profonde, da noi intrapreso come individui e come collettività.
La meta è ignota.
La navigazione è a vista.
La rotta la creiamo noi stessi.
Imprevedibilità significa
opportunità.


Parole d'ordine sono complessità, accelerazione, interazione, mente.

Lo trovate qui.

venerdì 4 maggio 2012

l'hai voluta? adesso pedala

Sempre sul tema velocita' e lentezza chiamate a co-esistere, banda larga / agenda digitale ma allo stesso tempo nuovi stili di vita sostenibili da tutti i punti di vista (economico, sociale, ambientale, ecc.), mi piace riportare questo studio sui riflessi economici positivi dell'utilizzo della bicicletta sul territorio.
Ebbene si', sto parlando di bikenomics...

Leggete qui:
foto L'uomo in bicicletta di Kim Newberg
Questo per due ragioni principali: in primo luogo usare più la bici significa risparmiare e aumentare il reddito disponibile per i consumi locali. In secondo luogo, muoversi in bici nel proprio quartiere / città e non usare la macchina per fare acquisti magari a decine di chilometri di distanza, ci costringe a scoprire meglio e privilegiare l’offerta più vicino alla nostra residenza.
Last, but not least, l’indotto, anche solo turistico, delle due ruote: si pensi che in uno stato medio-grosso degli USA, il Wisconsin, uno studio (di cui trovate il link al pdf) parla di una bike economy, di un impatto economico, turistico in primis, della bicicletta, che da solo vale 1,5 miliardi su base annua per lo Stato.
Insomma, bicicletta vuole dire più soldi che restano nella comunità: partendo dalle realtà più immediate come il fatto che l’utilizzo della bicicletta per recarsi al lavoro migliora chi la utilizza di conseguenza il datore di lavoro vedrà più profitti o che lasciando l’auto in garage, e girando la città pedalando, i negozi della città risulterebbero essere un’attrattiva maggiore. La comunità, inoltre, vedrebbe destinarsi più soldi dato che i cittadini non si impegnerebbero più grosse somme per la benzina, le assicurazioni e per l’acquisto dell’auto.


Puo' essere, di sicuro si potrebbe parlarne a lungo. 
Probabilmente i commercianti non sono molto d'accordo (sembra che se non ci puoi parcheggiare davanti, o meglio dentro, non andrai mai a comprare da loro...).
Quello che trovo interessante e' che - forse - anche economicamente andare in bici porta dei vantaggi. Perche' tutto il resto lo sappiamo, che fa bene da tutti gli altri punti di vista.


Certo, io sono di parte.
Da cinque mesi ho incominciato a percorrere l'ora che mi separa dal lavoro utilizzando il binomio bicicletta + treno. Per i tre anni e mezzo precedenti avevo usato ostinatamente l'automobile. Posso dire di sentirmi molto meglio ora per almeno quattro ragioni:



  1. in automobile sprecavo due ore al giorno, e sono tante, concentrato sulla guida! Adesso le sento come guadagnate. Posso leggere, lavorare, dormire, guardare il paesaggio...
  2. in automobile spendevo circa 250 euro al mese, oggi spendo 61,80 euro al mese (solo il costo dell'abbonamento al treno);
  3. in automobile mi stancavo, appesantivo fisicamente, innervosivo, oggi sono pieno di energie, pedalare e' splendido in questa stagione ma anche sotto la pioggia (e' un po' come tornare bambini!), resto in forma e rilassato mentalmente;
  4. in automobile immettevo nell'ambiente circa 21 Kg di CO2 al giorno, oggi in treno circa 4 Kg a cui vanno aggiunti 0 Kg in bicicletta (fonte per i calcoli LifeGate).


E siccome qui si ragiona in ottica sistemica, ora ci aggiungiamo anche le positive ricadute economiche. 


La sostenibilita' sistemica (economica, sociale, ambientale, ecc.) c'e', sembra esserci.
Viva la bici!


ps: a proposito, salvaiciclisti

martedì 1 maggio 2012

velocità e lentezza

Google, simbolo per antonomasia della velocità di inizio XXI secolo, milioni di pagine in qualche centesimo di secondo, ha un maestro zen che insegna ai collaboratori la lentezza. Contraddizione tipicamente complessa, velocità e lentezza in non esclusiva compresenza. E, forse, da chi il modello l'ha creato (ha contribuito a crearlo), un invito a metterlo in discussione o, addirittura, a ripensarlo.