domenica 11 marzo 2012

le fiabe

A proposito.
Nelle imprese di oggi contano anche le fiabe. Sarà possibile trovare uno spazio per i cantastorie in azienda?
Piera Giacconi* è convinta di sì.
Scoprite perchè...

*creativity coach, arte-terapeuta e consulente di direzione per aziende e amministrazioni negli gli ambiti: automotivazione, empowerment, leadership, integrazione delle differenze di genere, consapevolezza individuale e di gruppo, sviluppo del potenziale, innovazione, gestione dello stress. È formatrice AIF, certificata Horaklés(r) a Parigi nell'uso delle fiabe per lo sviluppo della Qualità Umana. Nel 2004 ha fondato a Udine la prima Scuola italiana per cantastorie, unificando i lavori tradizionali delle fiabe e del respiro volontario. www.lavocedellefiabe.com.
Ha scritto l'appendice a Auto-organizzazioni, intitolata Salutiamoci con una fiaba.

Aggiunta del 14/03/2012: il libro verra' presentato giovedi' 15/03 a Fiume Veneto (PN).

il binomio semplicità - complessità

Segnalo questo bel post di Luca De Biase, sulle strategie da adottare di fronte al complesso.

Non è la banalità, non è la facilità la strada, ma casomai la semplicità:

La banalità è tattica, la facilità non persegue uno scopo. La pratica della banalità presuppone un contesto di significati immobili: è un freno all'innovazione. La tecnica della facilità accelera le operazioni ma non si interroga sul loro senso. La cultura della semplicità è fondamento di innovazione e costruzione di significato.


Aggiungo qualche altra considerazione al tema semplicità e complessità...

Quando pensiamo all’organizzazione, ad esempio nell’azienda in cui lavoriamo, immediatamente ci vengono in mente la gerarchia, i processi, chi riporta a chi, la catena di comando, spesso anche procedure, burocrazia, struttura. Complessità? No, piuttosto complicatezza. Addirittura, forse, una sorta di ufficio complicazioni affari semplici.

In natura, nei sistemi fisici, biologici e sociali, molto spesso le dinamiche organizzative sono assai diverse, addirittura opposte, bottom-up piuttosto che top-down, emergenti piuttosto che imposte.

Semplici, non complicate. Come sosteneva Isaac Newton:

Degli eventi naturali non si devono ammettere cause più numerose di quelle che sono vere e sono sufficienti a spiegare i fenomeni. La natura infatti è semplice e non sovrabbonda di cause superflue.

Dinamiche organizzative semplici, ma in grado di fornire risposte complesse. È questo binomio semplicità-complessità a garantire la sopravvivenza nella co-evoluzione.

In molti fenomeni l’organizzazione non è imposta dall’alto, ma emerge dal basso, così diventando auto-organizzazione. A livello di metafora lo spunto è allora allettante: potrebbe essere così anche per le imprese, dove invece sperimentiamo ogni giorno gerarchie e procedure?

Potrebbe essere il giusto binomio semplicità-complessità a fornire nuovi vantaggi competitivi?

Ci interroghiamo. E lo vediamo, soprattutto nelle nuove imprese che nascono ogni giorno, nelle dinamiche emergenti delle start-up, nelle discussioni che si generano in rete, nel senso condiviso a prescindere dalle distanze.

Qualcosa sta cambiando ...

Se nel passato e ancora oggi le architetture erano complicate e le persone erano considerate semplici, oggi la prospettiva sta gradualmente cambiando: architetture semplici, persone complesse.

journey into complexity su itunes



E' finito anche qui :).
Potenza della rete, di Apple, degli ebook, ecc. ecc.

martedì 6 marzo 2012

Leadership e complessita'

Segnalo l'ultimo numero di Quaderni di Management, curato da Alessandro Cravera.
E' dedicato al tema della leadership e della complessita' e contiene questi contributi:


Giancarlo Oriani nel suo editoriale parla di leadership diffusa...

domenica 28 agosto 2011

il foglio dei piccoli geometri

Una nuova iniziativa di un caro amico, per commentare alcune notizie dell'infinito (e complicato...) settore immobiliare. Un blog da seguire!

sabato 11 giugno 2011

c'è solo la gerarchia?

E’ realmente possibile rinunciare alle gerarchie in un’organizzazione?
La gerarchia scricchiola, è più volte stata data per morta, ma è sempre ben presente intorno a noi. Le architetture top-down restano predominanti ed aumentano di peso ed importanza all’aumentare delle dimensioni aziendali, tanto che a detta di alcuni autori sono ineluttabili. E del resto il nostro pensiero è intriso di gerarchia, sin da quando Aristotele postulò la supremazia del pensiero sull’azione, della teoria sulla prassi, del sapere sul saper fare, delle attività intellettuali su quelle manuali, delle attività culturali su quelle professionali, e di quelle professionali su quelle artigianali. Ma l’inaspettata efficienza presente in natura e basata su logiche completamente diverse, bottom-up piuttosto che top-down, ci pone qualche punto di domanda. La gerarchia non è l’unica forma organizzativa possibile.

Il resto dell'intervista su eccellere...